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Sabato 13 Febbraio 2010

Escursione Geo Naturalistica
“M.te Terminio”
con la partecipazione dell’
Associazione Velthune
www.velthune.it

Appuntamento:
Bar Gavio – San Giorgio del S. ore 8.00
Uscita “Montemarano-Volturara I” SS 7 Ofantina ore 9.15  

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 Domenica 14 febbraio

breve escursione di tipo T

Valle della Caccia – Senerchia

http://www.colterminiocervialto.it/senerchia.htm

Carnevale di Montemarano
http://www.promontemarano.it/

Stiamo organizzando un pullman di 52 posti. Il costo è di €10,00 a testa..

Partenza dal terminal bus di Benevento alle ore 8.00,
rientro previsto per le 22.00 a Benevento

Se non raggiungiamo il numero si va con le auto proprie..

 

http://www.lerkaminerka.com/forumsave/topic.asp?topic_ID=685

 Se non raggiungiamo il numero si va con le auto proprie..

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CARNEVALONE LIBERATO 2010
POGGIO MIRTETO (RI)  

programma

SABATO 20 FEBBRAIO

ORE 6.00 partenza terminal bus di Benevento
ORE 10.00 escursione nell?etruria Viterbese

- pranzo a sacco
- cena “ADDO’ CAPITA”
- pernottamento i ostello

DOMENICA 21 FEBBRAIO

- colazione
ORE 12.00 trasferimento in pullman per POGGIO MIRTETO
ORE 14.00 inizio del CARNEVALONE LIBERATO

Il costo è di €80,00 a testa..
Il costo comprende, viaggio in
pullman (20 posti) e pernottamento in ostello con colazione.
Prenotazione e acconto entro domenica 7 febbraio.

Numero di minimo di partecipanti 18 persone.

 

http://www.lerkaminerka.com/forumsave/topic.asp?topic_ID=686
http://www.carnevalone.net

 

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Pertanto chiunque condivide le nostre attività e si sente coinvolto dal nostro modo di fare e pensare può darci una mano.
Grazie!!!
LM staff

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori.  La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d’intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto. Il governo, in questi mesi, aveva più volte ribadito l’intenzione di riavviare un programma nucleare per l’Italia, dopo che la vittoria del referendum del 1987 aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso.

Per scongiurare ciò, alcune regione avevano deciso di opporsi, emanando proprie leggi con cui si dichiaravano contrarie all’installazione nel proprio territorio di siti nucleari.

 

Il CDM chiede ora alla Consulta Stato-Regioni di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di fatto, l’impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali.  Le motivazioni della scelta dell’esecutivo rimandano a ragioni “di diritto e di merito”.  Le leggi emanate dalle tre regioni non riconoscerebbero  l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza. Non intervenire per fermarle avrebbe costituito un “pericoloso precedente”, sostiene il ministro Scajola. Queste le ragioni del “diritto”.

Per il “merito”, sostiene sempre  il ministro,” il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo”. 

Il 10 febbraio ci sarà l’approvazione definitiva, da parte del CDM, del decreto legislativo recante tra l’altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari.

Però alcuni interrogativi si pongono.

Queste tre regioni non sono le uniche ad aver impugnato la discussa Legge 99 che contiene la delega al governo sulla ripartenza dell’energia atomica in Italia. Tra queste c’erano anche: Calabria, Liguria, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Basilicata e Sicilia. Loro forse sono più simpatiche al Governo?

Viene intanto da chiedersi dov’è finito il tanto declamato federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il proprio oggetto sociale.

 

 

La Commissione europea ha respinto, oggi a Bruxelles, la maggior parte delle richieste dell’Italia per avere più tempo a disposizione al fine di conformarsi alla legislazione Ue sulla qualità dell’aria. L’unica deroga accolta è quella relativa alla “Zona di risanamento, Area Beneventana” nella regione Campania. La decisione riguarda esenzioni temporanee dagli standard di qualità dell’aria in materia di polveri sottoli, le cosiddette Pm10, in risposta alle richieste presentate dall’Italia di deroga in 12 zone o agglomerati situati in Campania, Puglia e Sicilia. La Commissione europea quindi ha approvato oggi una sola estensione dei tempi per i limiti del Pm10 in Campania in quanto ritiene che la proroga soddisfa le condizioni stabilite nella direttiva europea. Inoltre, Bruxelles sottolinea che in almeno quattro delle dodici aree notificate dall’Italia i valori limiti siano già stati rispettati. Nelle altre zone, infine, la Commissione europea considera che le condizioni non siano soddisfatte. In molti casi ciò è dovuto – precisa – “agli scarsi dati forniti o al fatto che le misure delineate nei piani per la qualità dell’aria trasmessi alla Commissione Ue non dimostrano che le norme saranno soddisfatte al termine della proroga“.

 
Fonte: Il Denaro
 
 
 

 

02 febbraio 2010 – Corriere del Mezzogiorno

Sodano: «Una densa nube di fumo
esce dal termovalorizzatore di Acerra»

L’ex senatore critico anche sulle modalità di controllo dopo che l’Osservatorio ha cessato le attività

NAPOLI – «C’è una densa colonna di fumo che esce dal camino dell’inceneritore, ma è solo la punta visibile di un problema che deve essere affrontato in tutta la sua drammaticità», denuncia Tommaso Sodano, responsabile nazionale ambiente del Prc, commentando le immagini contenute in un video amatoriale del 1 febbario, che mostra il cielo di Acerra invaso da una nube di fumo proveniente dall’impianto di località Pantano. «Quest’episodio riporta a galla per l’ennesima volta tutti i dubbi che abbiamo sollevato in questi mesi e che giacciono in un esposto-denuncia da me presentato alla Procura lo scorso 1 giugno. I dati sono allarmanti: dal 26 marzo, giorno dell’apertura dell’impianto, sono stati ben 191 (a fronte dei 35 previsti dalla legge) i giorni nei quali nella zona sono stati registrati sforamenti di Pm10, superiori al limite massimo», commenta Sodano.

OSSERVATORIO – «Inoltre siamo allarmati anche dalle modalità di controllo dell’impianto: lo scorso 31 dicembre per decreto l’Osservatorio sul termovalorizzatore ha cessato la sua attività, lasciando ora in mano all’A2A anche quest’aspetto. Non ci sembra corretto che sia l’azienda stessa a controllare il proprio operato. – puntualizza Sodano – Dove è finito il display coi dati in tempo reale delle emissioni che era stato promesso ad Acerra in piazza Duomo? Soprattutto che fine ha fatto la bonifica promessa che avrebbe dovuto riguardare una terra tanto martoriata, già prima dell’arrivo di quest’ecomostro?» «Tutte queste circostanze sconfessano qualora ce ne fosse ancora bisogno quanto ha affermato Bertolaso in questi mesi e ci inducono a ritenere che sia indispensabile un attento e severo controllo sul funzionamento dell’impianto da parte di un soggetto esterno. L’inceneritore – conclude Sodano – sta funzionando in spregio a tutte le norme ambientali comunitarie, ma anche di tutte le prescrizioni prese col comune di Acerra prima della sua apertura. In queste condizioni l’impianto funziona in regime di illegalità».

Dalla scorsa notte un vasto incendio sta interessando la discarica di Taverna del Re nel territorio di Villa Literno dove si trovano ammassate oltre 100 mila ecoballe a cielo aperto e senza recinzione. Sul posto stanno operando tre squadre di vigili del fuoco al lavoro anche con le ruspe.

Il fumo si è esteso fino alla vicina strada Nola-Villa Literno creando disagi alla circolazione automobilistica. L’odore acre della combustione si è avvertito anche nella cittadina casertana di Villa Literno.

Intanto l’inceneritore di Acerra continua a sputare fumo denso : Video 

Note ecosolidali per Nicola Cocchiarella, partigiano del territorio

Nicola Cocchiarella è stato il portavoce del “Comitato No inceneritore a Fragneto l’Abate”. Lo conobbi quando, a questo titolo, relazionò in un dibattito che si promosse, nel cortile della mia libreria, nell’estate 2007, per contrastare l’insediamento degli inceneritori a biomasse nel Sannio.

Da allora, rimase in contatto con la comunità di Benevento EcoSolidale, anche come componente di questo gruppo di discussione.

Nell’ottobre 2008, fondò, con alcuni di noi, “Sannio in Movimento per le identità e l’autonomia del territorio”, un movimento che vuole reagire a quell’egemonia napoletana che utilizza i territori delle province interne per scaricare le conseguenze del proprio fallimentare sviluppo, come quando realizza, nel Sannio, megadiscariche al servizio di una fraudolenta gestione dei rifiuti campani.

Con la stessa indole, nel novembre 2009, è stato tra i primi sottoscrittori della “Petizione contro la realizzazione della centrale termoelettrica di Ponte Valentino”, altro megaimpianto deciso, dalla Regione Campania, a scapito del territorio sannita.

Grazie a Nicola, saremo più determinati a continuare, a ogni scoraggiamento che incontreremo nella difesa del territorio.

E’ scomparso il 28 gennaio 2010, ma Nicola vive a Fragneto l’Abate: chi non esiste solo per sé, il legame con il territorio lo rende immortale.

(alessio masone – rete arcobaleno)

                                                 

Nella foto grande (scattata da Orlando Vella), Nicola Cocchiarella a Barcellona nel novembre 2009. Nelle foto piccole, scorci di Fragneto l’Abate.

Il mito: L’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto stesso.

La realtà: l’elenco degli ingredienti è usato dai produttori alimentari per imbrogliare i consumatori sul fatto che siano più sani di quello che in verità sono.

Questo articolo esplora i più comuni trucchi usati dalla aziende alimentari per ingannare i consumatori. L’articolo contiene anche utili informazioni per aiutare i consumatori a leggere le etichette dei prodotti con il giusto scetticismo.

 

Ingannare i consumatori: trucchi del commercio alimentare

Se la Scheda Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto alimentare elenca tutte le sostanze contenute nel prodotto, come possono ingannare i consumatori?

Ecco alcuni dei modi più comuni:
Uno dei trucchi più comuni è quello di distribuire gli zuccheri presenti tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaiono nei primi tre dell’elenco. Per esempio un’azienda può usare una combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente da arrivare nelle prime posizioni dell’elenco degli ingredienti (ricordate che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione nel prodotto, con i più presenti elencati per primi).
Questo inganna i consumatori sul fatto che il prodotto non è fatto in realtà principalmente da zucchero mentre i principali ingredienti potrebbero essere differenti tipologie di zucchero. E’ un modo per spostare artificialmente lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non informando sul contenuto reale di zucchero presente nell’intero prodotto

Un altro trucco consiste nel gonfiare l’elenco con minuscole quantità di ridondanti ingredienti. Si può vederlo nei prodotti per la cura personale e nello shiampo, dove le aziende dichiarano di fornire shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi inesistente. Nei prodotti alimentari le aziende gonfiano la lista degli ingredienti con “salutari” bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso, sono presenti solo in minuscole quantità. La presenza alla fine dell’elenco degli ingredienti della “spirulina” è praticamente insignificante. Questo trucco è chiamato “etichetta imbottita” ed è comunemente usato dai produttori di “junk-food” (cibo spazzatura) che vogliono saltare sul carro dei prodotti biologici senza in realtà produrre cibi salutari.

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Durissima presa di posizione di Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, sugli ogm. Intervistata, sostiene che la vera ragione per cui l’accordo operativo tra le Regioni per l’applicazione del regolamento sulla coesistenza tra colture ogm e no è che Monsanto, quello stesso giorno, era stata costretta a pubblicare un dossier riservato da cui risultava che gli animali nutriti con mais gm avevano subito danni gravi al fegato e ai reni.

«Finora Zaia è stato un disastro, l’unica cosa che ha fatto è stato aumentare le quote latte, facendo un favore ai suoi leghisti, così anche i Paesi europei hanno preteso di aumentarle e ora più che mai c’è un dramma italiano, perché la concorrenza produce a minor costo. Infatti in italia si stanno chiudendo le stalle a più non posso».

E via di seguito.
Con un accostamento non casuale, stessa pagina taglio basso, spazio all’iniziativa recente di Zaia: panini e insalate in vendita nella catena McDonald’s tutte made in Italy, all’insegna della tracciabilità. Il ministro si è messo in cucina al McDonald’s di piazza di Spagna a Roma, per propagandare il McItaly: carciofi del Lazio e formaggio Asiago dop, olio di oliva extravergine dei Monti Iblei e bresaola della Valtellina igp; un prodotto che verrà proposto anche all’estero. L’ad di McDonalds Italia intanto prevede di vendere 3,6 milioni di panini McItaly nelle prossime settimane.

Fonte Corriere della Sera

di Pierluigi Sullo, dalla rubrica Cantieri sociali, in uscita su il Manifesto del 22 gennaio.

Sarebbe grottesco, se non fosse un dramma. Immaginate un presidente di Regione, il sindaco della capitale di quella regione, il presidente della Provincia, tutti i media locali e nazionali [inclusa la Repubblica, all´opposizione di Berlusconi su tutto ma non su questo], tutti i partiti salvo minime eccezioni, e poi un plenipotenziario «tecnico» che, ormai lasciato nudo dall´opposizione della Comunità montana, manda in giro camper per spiegare la cosa alla gente ma in realtà trivelle scortate da plotoni di poliziotti in assetto da combattimento per fare buchi a caso.

Se non si fosse inteso, si parla di Alta velocità ferroviaria in Val di Susa, e dell´ipotesi di tracciato che l´Italia deve depositare a Bruxelles entro fine gennaio per non perdere certi finanziamenti. Il tracciato lo si improvvisa con quei metodi, fingendo di fare sondaggi e carotaggi allo scopo di accertare se qui o là si potrà scavare per costruire il famoso tunnel da 50 chilometri o giù di lì. Il tutto accompagnato dall´isteria dello «sviluppo» che deve procedere a tutti i costi, anche passando sui corpi dei valsusini, sui loro paesi, sul loro paesaggio già invaso da un paio di statali, una linea ferroviaria e un´autostrada. Cittadini che infatti reagiscono, come fanno da quindici anni, in modo civile e irremovibile: organizzando dibattiti e cortei, creando presidi nei luoghi minacciati di carotaggio [uno dei quali è stato nottetempo incendiato da ignoti], occupando l´autostrada, se occorre, o una stazione [e le ferrovie bloccano tutti i treni].

Ci sono due cose sorprendenti, in questa vicenda. La prima è l´ottusa ostinazione con cui tutta la politica e tutte le istituzioni [e, spiace dirlo, la Cgil al completo salvo la Fiom] insistono sulla necessità dell´orrendo tunnel, che distruggerebbe la valle e non serve a nulla. E´ la stessa sordità a soluzioni alternative che spinge a fare un tunnel sotto Firenze, con costi enormi, pericoli altrettanto grandi e tempi lunghissimi, sempre per far correre la Tav. O che ha devastato l´Appennino tra Firenze e Bologna. Come se anche l´ultimo viaggiatore natalizio, o pendolare, non avesse capito benissimo, avendolo sperimentato, quanto il gigantesco spreco dell´Alta velocità abbia ammazzato le ferrovie di prossimità, quelle più utili alla vita di tutti, come la stessa Regione Piemonte dice con un certo furore alle Ferrovie. Ma che ci volete fare? L´idiozia ufficiale è tale che per abbassare le emissioni di CO2, dopo aver «incentivato» le automobili e rotto le scatole a un mucchio di gente con centrali fossili e rigassificatori, ora si ri-scopre il nucleare.

Da cosa dipende questa ottusità? Da un misto di affarismo sfacciato e di ideologia paleo-industriale, con il corollario della convinzione che i media creino la realtà, alla quale i politici debbono poi adeguarsi, rafforzando così la convinzione dei media, e così via, in un circolo vizioso infinito. Questa è la storia dei «clandestini», per esempio.

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(nostro articolo – Erika Farese – 23.01.2010)

Il Senato in questi giorni ha approvato il disegno di legge 1880, “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi…”. Meglio conosciuto come “processo breve”.  

Perrotta&Fabozzi

Così breve che gli accusati, anche di gravi reati ambientali, non faranno neanche in tempo ad entrare in tribunale.

Già il Codice penale, poco attento alla problematica ambientale, non prevede sanzioni particolari. Mancano i delitti. L’unico attualmente previsto punisce il traffico illecito dei rifiuti; per il resto si tratta di contravvenzioni. Una realtà frutto di una costante volontà del legislatore italiano di non voler essere particolarmente incisivo nel sanzionare i reati ambientali. Basti pensare alle sanzioni previste per le aziende inquinatrici:  solo ammende amministrative, di fatto  inefficaci, perché di molto inferiori al guadagno che le imprese ottengono con lo smaltimento illegale dei loro scarti industriali.

A far scendere il silenzio sul problema delle ecomafie, aveva contribuito anche il Decreto Legge 90 del 2008, che obbliga ad inviare alla procura di Napoli tutte le questioni inerenti la materia ambientale. I plichi con tutte le documentazioni, frutto di importanti indagini sullo smaltimento illecito di rifiuti, anche nel beneventano, giacciono impolverati, tra migliaia di altri faldoni,  nella Procura a Napoli.

Non bastava. Anche l’art 3 comma 5 del  Decreto Legge 195, inerente l’emergenza rifiuti, contrubuisce a questa distruzione del diritto, prevedendo che: “Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e  fino  al 31 gennaio 2011, non possono essere intraprese azioni giudiziarie  ed arbitrali nei confronti delle Strutture commissariali e della  unita’ stralcio e quelle pendenti sono sospese.

Infine ecco il colpo di grazia. Quello che prevede il disegno di legge sul “processo breve” è molto semplice: porre un limite di tempo a ogni grado di giudizio di un processo (primo grado, appello e cassazione) affinché il cittadino accusato possa sapere fin dall’inizio il tempo massimo entro il quale sarà condannato o assolto.

I limiti di tempo variano secondo il reato e il grado di giudizio. Fino a questo punto tutto è chiaro.

Anzi si prevedono anche alcuni paletti, una sorta di requisiti. Si deve trattare di incensurati; si deve trattare di reati puniti con pene non superiori a 10 anni; si deve trattare di processi che siano ancora in primo grado, cioè davanti al tribunale, non si deve trattare di reati di mafia o di terrorismo o di altre 6 o 7 tipologie.

Unico “problema” è l’esistenza dell’art. 3 della Costituzione e la sua assurda pretesa che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge.

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Il nucleare bussa alle porte dell’Italia e Greenpeace torna a farsi sentire, come ci racconta in un comunicato il Responsabile Campagna Nucleare, Andrea Lepore

“Era ancora buio quando questa mattina i nostri climber sono saliti sul “Colosseo Quadrato” di Roma. Alle 8.30 hanno srotolato il banner di 300 metri quadri con la scritta “Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness“. È un messaggio indirizzato alle imprese italiane riunite proprio di fronte nel palazzo di Confindustria, dove Enel ha presentato il nucleare come un ottimo investimento.

Il nucleare è un affare francese. Non certo per la nostra economia! Enel cerca di imbonire le imprese italiane promettendo che il 70% degli investimenti per la costruzione di quattro reattori nucleari EPR sarà nella parte non nucleare (dunque non coperta da brevetti francesi) per un controvalore di circa 12 miliardi di euro.

Secondo l’azienda elettrica francese EDF – alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia – risulta, invece, che gli investimenti nelle parti non convenzionali degli impianti EPR, ovvero le uniche che potrebbero riguardare le imprese italiane, non superano il 40% degli investimenti totali.

Per fortuna quello che Enel non dice, lo dicono altri: EDF, STUK, Citigroup, AREVA. Nella nostra analisi Bufale nucleari abbiamo analizzato dichiarazioni e cifre degli operatori più competenti nel settore che fanno uscire allo scoperto tutte le bugie di Enel.

Sicuramente Enel continuerà la sua propaganda nucleare, ma l’esperienza degli unici due EPR in costruzione, in Finlandia e in Francia, ha già ampiamente dimostrato che per questo tipo di impianti ritardi, problemi nella sicurezza e costi fuori controllo non sono un rischio ma una regola. È quello che oggi abbiamo ricordato alle imprese italiane. Continueremo a farlo.”

Per approfondire l’argomento  nucleare, clicca qui.

 

COMUNICATO STAMPA della LIPU nazionale

Approvato l’emendamento del senatore Santini alla legge Comunitaria che apre alla caccia tutto l’anno.

Umiliazione per l’Europa, per gli organi scientifici e per i cittadini italiani.

“I cacciatori contro gli italiani. Cosa dice il Governo?”

E’ con incredulità e sdegno che ci ritroviamo a commentare l’ennesimo blitz compiuto in Parlamento, questa volta in Commissione Politiche europee del Senato, con l’approvazione di un emendamento, del senatore PDL Giacomo Santini, che ripropone la cancellazione dei limiti alla stagione venatoria, attualmente contenuta tra il primo settembre e il 31 gennaio e che aggraverà lo stato di infrazione comunitaria in cui l’Italia versa da anni.

Il fatto è questa volta ancora più grave, non solo perché a presentare l’emendamento è stato addirittura il relatore della legge Comunitaria, appunto il senatore Santini, che dovrebbe invece operare perché le procedure di infrazione siano risolte e non acuite. Il fatto è gravissimo anche perché l’emendamento aveva ricevuto parere negativo dell’ISPRA, formalmente richiesto dalla stessa Commissione del Senato, ed era stato più volte bocciato, in precedenza, da Governo e varie Commissioni parlamentari.

Inoltre, lo stesso Santini aveva “ritrattato” il proprio emendamento, presentandone un secondo, alternativo a quello e senza dubbio più corretto, al quale, non a caso gli organismi scientifici avevano dato il via libera.

Si tratta insomma di un evento che non esitiamo a definire vergognoso: l’ennesimo assalto agli animali selvatici ma anche una vera umiliazione per l’Europa, per la scienza e ancora di più per i cittadini italiani, che si ritroveranno i cacciatori nei propri terreni anche oltre i già lunghissimi cinque mesi dell’attuale stagione di caccia.

A questo punto, visti i continui blitz in Parlamento, il disegno di legge Orsi e tutto il resto, sembra ormai chiamo che i cacciatori abbiano lanciato un assalto alla natura e ai cittadini italiani, totalmente contrari a qualsiasi ipotesi di allungamento della stagione venatoria. Vedremo in queste ore, prima del voto della legge Comunitaria in aula, da che parte sta il Governo e lo stesso Presidente Berlusconi.

Cartelli di richiesta aiuto di moltiplicano nella capitale: i soccorsi tardano ad arrivare e l’organizzazione delle Nazioni Unite viene criticata dai sopravvissuti

Haiti, Simone Bruno per PeaceReport http://it.peacereporter.net/

 ”Mi chiedi della qualità del cemento? Ci sarebbero invece tante cose da dire su come l’ONU sta organizzando i soccorsi. “A parlare è Oscar Guevara, ingegnere della protezione civile Colombiana, uno dei paesi che per primo ha inviato aiuti nella devastata Port Au Prince. Lui e il suo team sono gli eroi del giorno per aver salvato una donna nell’hotel Montana a cinque giorni dal sisma. Era il miglior hotel della città, piscine, centri SPA, archittura ardita, nonchè sede del Rotary Club. Si è trasformato in una trappola mortale per i suoi ospiti. “E’ caduto per il suo stesso peso – continua Oscar indicando delle enormi lastre di cemento -. Per sostenere una struttura del genere servivano pilastri ben più grandi e tondini di cemento più spessi e numerosi. Le colonne di cemento armato devono rimanere sempre in piedi, al massimo presentano crepe, qui si sono staccate da soffitto e pavimento e sono schizzate via. La gente non ha nemmeno avuto il tempo di uscire fuori, gli è caduto tutto in testa.” Quanto detto per il miglior hotel della città vale per quasi tutti gli edifici caduti: “Questo cemento è quasi solo sabbia, è friabile ed è molto pesante – aggiunge un altro soccorritore – è così in tutta Port Au Prince. Le fondamenta poi sono sottodimensionate, hanno aggiunto piani su piani senza rinforzare le basi.

” Tre gruppi di soccorritori sono chiusi nell’hotel, le forze dell’ONU lasciano entrare solo i funzionari e la stampa, il resto delle persone attende fuori dal cancello. Oscar vuole sfogarsi: “sono stato in vari disastri. Di norma ti assegnano una zona e con il tuo gruppo cerchi persone in vita. Si fa un censimento degli edifici franati, si usano le unità cinofile, si coordina la rimozione delle macerie e si estraggono i sopravviventi. Invece ci tengo bloccati qui dentro senza fare nulla. La priorità dei soccorsi non è la gente, è il personale internazionale o gli abitanti dei quartieri più ricchi. Attraversando la città, dalla base logistica fino a qui, vediamo gente disperata, case distrutte, ma non possiamo aiutarli, non ce lo permettono.

” Effettivamente il Centre Ville, il centro città, è completamente distrutto e nessuno sta aiutanto i sopravviventi a scavare tra le macerie che ormai emananno una puzza di morte insopportabile che invade intere zone della capitale. L’ impresa di nettezza urbana è stasta incaricata di portare via i cadaveri che vengono poi buttati in fosse comuni o bruciati. Non si saprà mai il numero esatto delle vittime di questo disastro e tantomeno i loro nomi. Anche gli aiuti scarseggiano, se ne incarica il WFP (World food program) che effettua tre distribuzioni giornaliere in tre tendopoli della città, scelte in base alle rilevazioni da foto satellitare Le locazioni sono mantenute segrete per evitare tumulti e file, dove la disperazione potrebbe mettere a rischio la sicurezza di tutti. “Cerchiamo comunque di scegliere le zone dove si addensano più persone” garastisce un responsabile del WFP.

Percorrendo le strade della capitale devastata dal sisma si ha però la sensazione che gli aiuti non siano ancora sufficienti, si moltiplicano i cartelli di richiesta d’aiuto appesi fuori dalle case o dai giardini arrangiati a tendopoli: “abbiamo bisogno di acqua e cibo”, “abbiamo cadaveri” o semplicemente “vi prego aiutateci”.

La gente non ha nulla, i negozi sono tutti chiusi da cinque giorni, nessuno lavora, il commercio informale è l’unico che esiste. Si vendono beni di prima necessità trasportati da Santo Domingo, ma pochi hanno soldi per comprarli. La gente ravana nella macerie cercando pezzi di mobili o cavi da rame da poter barattare in cambio di cibo. Sciacalli? La situazione è tutto sommato ancora calma, ma crescono i gruppi di haitiani che si radunano intorno alle varie entrate della enorme base dalla Minustah per chiedere che si faccia di più. Vista da dentro la base è un brulichio di macchinoni bianchi senza sosta, vista da fuori un pachiderma lentissimo.

I cosiddetti “Green Building” sono una delle chiavi per la ripresa economica, oltre che una novità importante nel campo ecologico. Si genera innovazione, si migliorano gli standard di efficienza, la gente è più felice e più sana e crea nuovi posti di lavoro verdi.

Ecco alcune delle “verdi” novità:

1. Pareti verdi: i tetti verdi sono stati di gran moda nel 2009, e il loro numero continuerà a crescere, ma perché fermarsi qui? Integrare le pareti verdi nella progettazione di un edificio crea ulteriori opportunità di cogliere i benefici delle superfici “vegetali”. Si ottiene così un aggiunta di isolamento; riduzione del deflusso delle acque piovane; assorbimento degli agenti inquinanti; habitat naturale per gli uccelli, api e farfalle, e riduzione del rumore esterno.

2. Edifici ecologici: più completi rispetto a quelli che ottengono il certificato LEED Platinum e vanno oltre le emissioni zero. I Living Building Challenge hanno il più alto standard di sostenibilità ambientale per gli edifici. Il funzionamento è naturale, ha sistemi auto-sufficienti, e sono un’evoluzione di quelli presenti già oggi.

3. Riqualificazione energetica: migliore efficienza energetica non solo per i nuovi edifici, ma una ristrutturazione anche per quelli già esistenti.

4. Miglioramento qualità dell’aria indoor: i nuovi requisiti per il rimodellamento delle strutture possono  ridurre gli effetti nocivi sui bambini e adulti della cattiva qualità dell’aria, preservando da malattie come l’asma e problemi respiratori, dovuti nella maggior parte dei casi all’aria viziata che c’è in casa.

5. Quartieri verdi: un singolo edificio verde è grandioso, ma ancora una volta, perché fermarsi qui? E’ il momento di far diventare verde l’intero quartiere. Dei nuovi progetti orientati allo sviluppo di aree verdi estenderà i principi degli edifici ecologici a tutto il quartiere, rendendo più vivibili anche le grigie strade asfaltate

6. Moduli ecologici: gli alloggi modulari comportano diversi vantaggi, dal risparmio monetario, al ridotto materiale di scarto, fino al minor tempo di costruzione. Tali alloggi possono essere costruiti con principi ecologici, per dare un’accelerata ai Green Building del 2010.

7. LED: le luci delle attività commerciali o delle case diventeranno sempre più LED nel 2010. I problemi precedenti nella progettazione e distribuzione sono stati corretti. E anche se le luci a LED sono ancora un po’ costose, chi le usa sa che dureranno di più rispetto alle altre e comporteranno un risparmio sulla bolletta.

8. Etichettature ambientali: Come le etichette nutrizionali sui prodotti alimentari, le etichette sulla bioedilizia offrono dati facili da comprendere e parametri di rendimento per i materiali da costruzione.

9. Migliori performance edilizie: Abbiamo visto la modellazione di edifici verdi, ora vogliamo vedere qualche risultato. Nel 2010, ci aspettiamo di vedere agevolazioni per le case verdi, risparmio sui costi, benefici per la salute ed incremento del valore degli investimenti a lungo termine.

10. L’aggiornamento delle norme comunitarie e per i proprietari di case: le norme che ostacolano i comportamenti eco-friendly verranno rovesciate: il bucato verrà steso sempre più sui fili al vento, verranno reintrodotti i tetti bianchi, i bidoni per la raccolta del compost e altre tipologie di comportamento civile ecologico saranno favorite

 

 “Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona che in quella di ogni altra, sempre come fine e mai come mezzo”.

Questo scriveva Kant sul finire del secolo XVIII, aprendo le porte per la prima volta ad un archetipo di pensiero “GLOBALIZZANTE”, un principio laico capace di mettere in comune i destini di tutta l’umanità.

Il mercato globalizzato fa’ sì che siamo circondati da prodotti e merci che provengono da parti disparate del mondo, attraverso sistemi di produzione i più diversi possibile, trasportati sui nostri mercati con sistemi invece piuttosto unificati. La motivazione che spinge tale merce ad essere disponibile al nostro acquisto è sempre di tipo prettamente commerciale, ovvero è determinata dalla sua facile reperibilità e dal costo più basso che fa vincere il confronto rispetto a prodotti meno competitivi. In ottica di grande distribuzione quindi il rapporto qualità/prezzo è fortemente sbilanciato verso quest’ultimo, relegando la qualità ad un livello minimo percepibile.

Discorso diametralmente opposto per i prodotti di alto livello, il cui pregio principale è la loro scarsa reperibilità, ed il costo assume una barriera d’accesso che permette solo a pochi di entrarne in possesso, determinando la condizione di “status symbol”, che implica dinamiche di acquisto completamente diverse.

Le merci presenti sugli scaffali della GDO sono quelle che hanno vinto la competizione per la “distribuzione globale” grazie al fatto che vengono prodotte in grande quantità e che rispettano standard qualitativi e igienici minimi. Alle spalle hanno catene commerciali multinazionali che attraverso le più elementari regole di economie di scala hanno la facoltà di proporre prezzi sempre più bassi.

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Giovedì 14 gennaio si è svolto  il Consiglio provinciale di Benevento, aperto agli interventi esterni e  protrattosi per oltre cinque ore. Approvato a voti unanimi un documento concepito così:

  1. delibera di non prevedere alcun ampliare la discarica di Nocecchie né sul territorio di Sant’Arcangelo Trimonte e Paduli;
  2. delibera di aggiornare ad una prossima riunione del Consiglio una discussione sul contenuto del decreto legge 195, affinché nel recepire le le istanze e preoccupazioni degli amministratori locali sulle questione delle risorse finanziarie relative alla gestione del ciclo rifiuti e della TARSU, siano presentate proposte emendative del decreto stesso all’attenzione della deputazione parlamentare per la conversione in legge;
  3. delibera di richiedere al Commissario-presidente comunque entro sessanta giorni il Piano provinciale dei rifiuti alla definitiva approvazione del Consiglio;
  4. di istituire una Commissione di verifica e controllo sui flussi, sulla qualità, sul monitoraggio del conferimento con la presenza dei sindaci di Paduli, Sant’Arcangelo Trimonte e dei Comitati già costituiti.

Resoconto dettagliato della giornata e degli interventi in aula.

Mentre nella sala consiliare della Rocca dei Rettori si dibatteva sulla spinosa questione dell’ampliamento della discarica e della destinazione della Tarsu, all’esterno una manifestazione, composta e pacifica, organizzata dal Copsa, il comitato di Paduli, faceva sentire la sua voce e la sua opposizione contro qualsiasi ipotesi di allargamento dell’invaso.

Foto della manifestazione

All’apertura dei lavori del Consiglio provinciale, è stato consegnato ai partecipanti un documento congiunto, sottoscritto dal Copsa, Comune di Paduli e Parrocchia, e un documento istituzionale, con esplicita richiesta di delibera su alcuni punti.

Presenti anche rappresentanze del futuro di Paduli, i bambini delle scuole elementari del paese, che attraverso una lettera, letta dalla loro piccola portavoce, hanno comunicato il disagio e le difficoltà di vivere vicino ad una discarica.

Se il solo accenno alla possibilità di un blocco dei Tir o dei mezzi di trasporto merce, suscita crisi di panico nella maggior parte dei consumatori; c’è anche chi, di fronte a questa ipotesi, se la ride osservando il mondo delle merci in fibrillazione.

Sono quelli che hanno scelto di acquistare  alimenti da filiera corta attraverso i Gruppi d’Acquisto (http://www.retegas.org/)(GAS Arcobaleno Benevento ordini.arcobaleno@gmail.com ; http://beneventoecosolidale.wordpress.com/associazioni/gas-arcobaleno/ ), .

Quelli che autoproducono il più possibile per sottrarsi all’invadenza di merci spesso inutili e dannose.

Sono quelli che hanno scelto di fare a meno dei surgelati preferendo prodotti freschi acquistati direttamente dal contadino.

Sono quelli che bevono l’acqua del rubinetto evitando di far circolare TIR carichi di acqua della Campania in viaggio per Milano o di acqua di Sondrio spedita a Palermo. L’acqua del rubinetto è, infatti, potabile. In caso contrario non potrebbe essere immessa negli acquedotti. Per eliminare l’odore di cloro basta lasciarla decantare qualche minuto in una brocca. Per eliminare anche il calcare, basta usare una brocca con filtro o applicare appositi filtri ai rubinetti.

Ma sono anche quelli che, vivendo nelle grandi città, vanno in bici, spostandosi in molti casi ad una velocità maggiore (niente code e niente giri a vuoto per parcheggiare).

Si tratta di quella minoranza di italiani che è riuscita a coniugare la scelta ecologica con una migliore qualità della vita e che in queste ore vede ulteriormente premiato il suo stile di vita.

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Sabato 16 Gennaio 2010

dalle ore 19

al Palazzo del Volontariato (viale Mellusi n. 68 a Benevento)

Lenticchia Party

e

Resoconto della sezione LIPU-Benevento dell’anno 2009 e programmazione per il 2010

Durante la serata si potranno degustare le lenticchie biologiche della LIPU, vedere filmati fatti dalla sezione, seguire il resoconto sull’attività svolta l’anno scorso e inoltre ascoltare in compagnia l’ottima musica di Lello Campanelli.

Quota offerta per la serata: 3 euro a testa

Ulteriori informazioni: 331 2723395

lipubenevento@gmail.com

 

Ancora un’emergenza faunistica che rivela l’importanza del corridoio ecologico del fiume Calore a livello non solo provinciale


L’uccello acquatico è stato operato al Centro Recupero della LIPU nelSannio Molisano dove ora si trova in prognosi riservata

La città di Benevento continua a stupire dal punto di vista faunistico! Dopo le circa 500 gru posatesi in località Pantano lo scorso 19 dicembre, ora in pieno centro urbano è stato ritrovato un uccello acquatico che non è facile avvistare in ambiti fluviali come quelli che attraversano Benevento. Si tratta di uno svasso maggiore (Podiceps cristatus) che nella notte tra sabato e domenica è stato rinvenuto ferito in Viale dei Rettori nei pressi del Terminal degli autobus extraurbani.

Una giovane donna, Maria Grasso, insieme a due amici l’hanno prelevato e trasportato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli al Rione Ferrovia. Qui gli operatori ospedalieri si sono messi a disposizione e hanno operato le prime fasciature all’animale, prima dell’ arrivo di un volontario della LIPU beneventana, che nel frattempo era stato avvertito dal Corpo Forestale dello Stato.

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Comunicato stampa

Decretare la fine dello stato emergenziale in materia rifiuti, scaricando responsabilità, problematiche e debiti sugli enti provinciali, è l’ultimo coupe de theatre del Consiglio di Ministri.

Il decreto legge 195, pubblicato sulla G.U. il 31 dicembre scorso, pone finalmente fine all’assurdo stato emergenziale protrattosi per 15 anni in Campania, ma sembra essere frutto più della volontà politica della Lega di non destinare e sperperare ulteriori soldi per il sud, che dell’effettiva soluzione dei problemi legati allo smaltimento dei rifiuti nella nostra regione.

Dal 1 gennaio spetta alle cinque Province della Regione avviare la gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti, non solo dal punto di vista programmatico, ma anche finanziario. Il decreto “maldestro”, come stato è da alcuni definito, si limita a dichiarare il trasferimento degli introiti provenienti dalla Tarsu dai Comuni alle Province. Creando così un primo conflitto istituzionale tra gli Enti Locali, che si vedono depauperati della principale fonte di sostentamento dei bilanci comunali, la tassa sui rifiuti.

 A pagare le scelte scellerate e i debiti accumulati dal Sottosegretariato all’Emergenza Rifiuti saranno proprio i cittadini, attraverso le tasse sullo smaltimento dei rifiuti. Ma anche i Comuni e la Provincia saranno in qualche modo impoveriti: i primi si vedranno venir meno la principale fonte di sostentamento dei bilanci comunali, la seconda dovrà gestire l’intero ciclo dei rifiuti e, in particolare, provvedere alla messa in sicurezza della discarica di Sant’Arcangelo Trimonte.

I cittadini sanniti saranno costretti a pagare, con la tariffa stabilita dal Governo e non dalla Provincia, i dieci milioni di euro ancora necessari a mettere in sicurezza la discarica di Contrada Nocecchia. Soldi che si vanno così a sommare ai milioni di euro già spesi per costruire le palificate, finalizzate a stabilizzare il movimento franoso innescatosi sul versante, previsto e ampliamente relazionato dai geologi Vincenzo Briuolo e Roberto Pellino (speriamo presto attenzionato anche dalla Magistratura).

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Comunicato Stampa

Abbiamo seguito, il 7 ed 8 gennaio scorso, i lavori dell’iniziativa della Provincia di Benevento “Sannio-Sity 2009: seminari di approfondimento e confronto per l’innovazione, la competitività e lo sviluppo economico del territorio” dedicati, fra l’altro, al ciclo dei rifiuti, all’acqua e all’energia.

La mattina del 7 gennaio è stata dedicata al problema rifiuti, attualissimo in questi giorni. Pensavamo che sarebbe stato illustrato compiutamente il Piano provinciale di gestione dei rifiuti, presentato come un “originale e collettivo progetto” (?!). In realtà sono state solo presentate le “linee guida”, peraltro condivisibili e coincidenti con le proposte di comitati e movimenti, ma, nello stesso tempo, si è parlato di assenza di copertura economica, non si è parlato di un eventuale percorso comune per definire un piano industriale, né è stata data alcuna opportunità di intervento ai cittadini presenti, ad eccezione delle solite associazioni “embedded” coi loro interventi chiusi, a loro volta, ad ogni dibattito.

Le linee guida su cui la Provincia si è impegnata, in sostanza, prevedono la riduzione dei rifiuti, il riciclaggio, il trattamento a freddo ed il compostaggio in loco, escludendo conferimenti fuori provincia presso altre discariche o inceneritori. Per quanto riguarda riciclaggio e trattamento a freddo era presente l’imprenditrice Carla Poli, che ha illustrato l’impianto del Centro Riciclo Vedelago, a suo dire facilmente replicabile a Casalduni, e che ci ha riferito che, su incarico della Provincia, sta preparando il preventivo per la riconversione dell’esistente impianto per CDR in impianto di riciclo dei materiali post-consumo.

La presentazione della sig.ra Poli ha mostrato che questo tipo di impianti, che ha impatto ambientale minimo, è anche economicamente auto-sostenibile, genera posti di lavoro, produce materia prima secondaria di qualità con prevalente lavoro manuale, ed immette sul mercato materiale edile certificato riducendo le estrazioni da cave. “I nemici di questo tipo di impianti” – a detta della stessa sig.ra Poli – “sono gli inceneritori e le discariche” (ci chiediamo, quindi, quale fosse lo scopo dell’intervento del dirigente della Provincia di Bolzano mirato alla magnificenza degli inceneritori, se si è scelta la strada del trattamento a freddo…).

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(Nostro articolo – Erika Farese- 08.01.2010)

Un uomo, una donna. Due imprenditori. Due modi diversi di considerare i rifiuti. Materiale post-consumo, per la cittadina di Vedelago, Carla Poli. Materiale da incenerire, per il direttore altoatesino, ing. Marco Palmitano. Posizioni molto diverse, emerse nel corso del seminario “Ciclo integrato e sistema provinciale dei servizi ecologici e di gestione dei rifiuti”, organizzato da Sannio Sity.

Nel paesino veneto, grazie al Centro Riciclo Vedelago srl, la possibilità di attuare un piano tendente a rifiuti zero è diventata realtà. Per l’imprenditrice Carla Poli, che definisce il suo centro di riciclo “un’azienda privata in sinergia con il pubblico, per una scelta d’azione condivisa”, il termine rifiuto non esiste, si parla solo di risorse, dimostrando come anche la frazione residua secca, quella parte del rifiuto destinato alle discariche, può essere recuperato. Il 75% di questa frazione residua è materiale plastico, che può essere riciclato. Anche la tipologia di plastica, che fino a pochi anni fa, poteva finire solo nelle discariche, qui è trasformata e riusata. Diventa MPS, granulato plastico, o comunemente detto “sabbia sintetica”, attraverso un trattamento di densificazione per sfregamento a 180 gradi, senza combustione. Anche gli scarti di produzione degli imballaggi e i rifiuti delle industrie usufruiscono dello stesso trattamento. Il progetto 100% recycling, portato avanti a Vedelago, è diventato patrimonio europeo. Con questo granulato plastico saranno realizzati i pavimenti simil-parquet per gli uffici dell’ONU.

Anche per i rifiuti speciali le grandi aziende hanno deciso di affidarsi alla Poli, non per una loro anima ecologistica, ma solo per un conto economico: risparmiano 1/5 rispetto alle precedenti gestioni degli scarti di produzione. Rifiuti zero deve significare anche costi zero, o per lo meno molto limitati. E’ questa l’arma vincente di ogni imprenditore, anche della Poli, la quale ha convinto l’amministrazione veneta della grande opportunità che offriva il  sistema di gestione dei rifiuti del suo centro, proprio attraverso un discorso di opportunità economica: 580.000 euro risparmiati, che sono stati poi destinati a progetti scolastici. Condizione primaria per realizzare tutto questo è la volontà politica. Ci vuole uno sforzo culturale e politico contro gli inceneritori e le discariche, attraverso un cambiamento del concetto di rifiuto.

A seguire devono esserci informazione e formazione, attraverso sia incontri educativi nelle scuole, dove ogni aula è organizzata come una famiglia, con cestini colorati per la raccolta differenziata, perché da qui parte il processo di contaminazione culturale che si riverserà nelle famiglie e nella società, sia attraverso la ricerca e lo studio dei nuovi materiali che vengono immessi sul mercato. Stando alle parole dell’imprenditrice, alla luce anche della crisi economica, i grandi produttori sembrano rendersi conto della necessità di creare imballaggi facilmente reciclabili e spesso si rivolgono proprio al centro di Vedelago per avere informazioni su come realizzare packaging eco-compatibili. Ad accelerare questo processo può contribuire lo stesso consumatore: usando l’arma della scelta consapevole, può influenzare il mercato, non facendosi più condizionare su cosa acquistare, decidendo in prima persona le cose di cui ha bisogno e che i produttori devono vendergli.

La vita del rifiuto è come un ciclo, un cerchio che parte dalla produzione e ritorna alla produzione.

Le persone, la vita sono le protagoniste del Centro Riciclo Vedelago: i materiali vengono separati manualmente dagli operi impiegati in azienda. Questo per assicurare un’eccellenza dei materiali rivenduti, che solo la manualità umana può garantire.

Stridente con lo spirito riciclone che animava nel suo contesto il seminario, è apparso l’intervento dell’ing. Palmisano, direttore generale dell’Eco Center spa di Bolzano. Una fiera del pro-inceneritore, sostenuta anche a colpi di semantica. Parole usate: “termovalorizzatore”, invece di “inceneritore”; non si parla in termini di tonnellate bruciate, ma di “energia prodotta”. Un inceneritore, quello di Bolzano, presentato come una bomboniera, realizzato oltre 20 anni fa, a meno di 1 km dal centro storico, ben voluto dai cittadini, se non si conta uno “sparuto “gruppo di 10-15 persone che si stanno opponendo alla realizzazione del secondo bruciatore, il cui costo ammonta a 117 milioni di euro. Stando alle parole dell’ingegnere Palmisano, non si capisce neanche il perché di questa opposizione, visto che è un inceneritore bello, quasi come quello di Vienna, che calorosamente invita a visitare, incurante della definizione di “bomba ecologica” attribuitagli da Greenpeace.

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Quando asini e clown presero il posto degli eroi: la “Marcia per il territorio” contro la centrale di Ponte Valentino
Un nostro concittadino, su un blog, ha scritto, con soddisfazione masochistica, che, alla “Marcia per il territorio contro la centrale di Ponte Valentino”, realizzata l’8 dicembre 2009, compresi gli asini e i clown, fosse presente un esiguo numero di partecipanti.

La manifestazione (marcia e raccolta firme) era di opposizione all’insediamento di una centrale termoelettrica che produrrebbe 400 megawatt a beneficio del deficit energetico regionale, ma che pregiudicherebbe un territorio, quello sannita, che assorbe solo il 5% del fabbisogno energetico campano. Se i beneventani accorrono a frotte, solo quando ci si schiera pro o contro Berlusconi o quando si voglia godere dell’ennesimo cinepanettone o quando la città ospita artisti e scrittori imposti dai media nazionali, non è un’evenienza a demerito della manifestazione contro la centrale, ma una manchevolezza a disonore di una popolazione troppo impegnata in cose lontane dalle proprie esigenze primarie (diritto a un’aria, a un’acqua e a un cibo salubri, diritto del contadino a coltivare la propria terra producendo in sicurezza alimentare).

Quelli che combattono per tutelare la salubrità del territorio (la centrale, matematicamente, procurerebbe un incremento dell’incidenza delle malattie tumorali) e la vocazione rurale del Sannio (il 45% delle imprese sannite sono aziende agricole) sono un esiguo numero di individui, come erano solo una piccola minoranza della popolazione quelli che, durante il nazismo, presero posizione, in Germania, contro lo sterminio degli ebrei, come erano in pochi quei partigiani che, a rischio della propria vita, si opposero al nazifascismo.

Qui, da noi, con minimi sacrifici, è possibile tutelare il proprio territorio (e quindi sé stessi) da una strategia che, decisa da lontano, dalle convenienze di partiti e di grandi aziende, con la collaborazione, anche omissiva, degli amministratori locali, vuole, nel corso degli anni, minare le nostre risorse primarie, con progetti che nascono d’imperio, uno all’anno, fra discariche regionali, centrali elettriche, piattaforme logistiche, megaparcheggi, privatizzazione dell’acqua. Eppure, la nostra popolazione è incapace di prendere posizione perché, ormai, questa vive, come in un perpetuo “Grande fratello”, anche quando crede di opporsi all’omonima trasmissione televisiva, frequentando teatri e musei.

La condizione di cittadinanza nasce dalla relazione con un territorio specifico: se non siamo capaci di avere un rapporto consapevole con esso, come possiamo essere cittadini italiani che abbiano da esprimere sulla società e sulla politica nazionali?
Se non abbiamo coscienza del legame con la terra più vicina a noi, cosa possiamo individuare, nei nostri viaggi, in terre lontane da noi?
Se abbiamo perso l’esercizio a godere dei colori, degli odori e dei suoni della nostra terra, cosa possiamo fruire da pittori, poeti e musicisti?

Dove sono quegli uomini colti che, durante la fruizione di un libro o di un film sulla shoah, si dimostrano contro il male gratuito, ma solo con il senno di poi, quando i danni sono ormai irreparabili, quando tutto è acclarato?

Verranno fuori quegli intellettuali, anche questa volta, col senno di poi, quando tutto sarà irreparabile, quando anche le persone più insipienti avranno coscienza della distruzione dei beni primari di un popolazione?

Se la manifestazione contro la centrale era connotata dalla presenza di clown e di asini, gli individui e gli animali più miti e più umili, forse, è già troppo tardi, già tutto è acclarato: televisioni e giornali hanno reso la popolazione locale  incapace, più di clown e di asini, nel prendere posizione?

Alessio Masone
per il “Coordinamento delle associazione e dei comitati contro la centrale di Ponte Valentino”  

 

Marcia per il territorio – Ponte Valentino – Foto di Marcello Stefanucci

 

Marcia contro la centrale - Foto di Marcello Stefanucci

  

Marcia per il territorio contro la centrale - Foto di Mariapia Cutillo

  

Marcia contro la centrale - Foto di Camillo Fragnito

  

Marcia per il territorio contro la centrale - Foto di Camillo

 

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Energia nucleare significa costi elevatissimi di realizzazione, problemi di smaltimento delle scorie, rischi, spreco di produzione  energetica, mentre i prezzi per l’utilizzo del fotovoltaico diminuiscono sensibilmente e le nazioni “nucleariste” chiudono le centrali a favore di una produzione energetica non solo più pulita, ma economicamente più conveniente.

Malgrado tutti questi aspetti in Italia si ritorna a parlare di nucleare. E lo si fa, come sempre accade da un po’ di tempo, a colpi di decreti legge.

Il summit di Copenaghen non ha fatto in tempo a chiudere i suoi fallimentari lavori, che in Italia il Consiglio dei Ministri già discuteva del decreto con i criteri per l’individuazione dei siti dove saranno costruite le centrali nucleari.

Due, in particolare, gli schemi di decreti legislativi presentati dal Ministero dello Sviluppo Economico che sono stati presi in esame. Uno, compreso nella “Legge Sviluppo”, in merito alla “localizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché misure compensative e campagne informative”. L’altro, riguardante “il riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche”.

Mappa sedi scorie nucleari

Da quanto si apprende, il testo del decreto non contiene una lista specifica dei siti, ma i criteri per l’individuazione delle aree su cui sarà possibile costruire gli impianti nucleari.

Il territorio italiano disponibile ad accogliere una centrale nucleare si fa estremamente stretto e si limita a Lombardia e Friuli, le due uniche regioni che ad oggi non si sono ancora opposte.

Se si considera che Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta non hanno le caratteristiche per ospitare una centrale atomica e che l’Abruzzo è stato “esonerato” in quanto recentemente colpito da un fortissimo terremoto (come se il resto d’Italia non fosse a rischio sismico!), le uniche due regioni in cui realizzare una centrale sarebbe relativamente “più semplice” sono appunto la Lombardia e il Friuli.

Il tentativo fatto dal Governo di imporre agli Enti Locali l’accoglimento di impianti nucleari sui loro territori sta trovando un’opposizione forte e compatta dalle Regioni che hanno puntato su diversi modelli di sviluppo, come quelli legati alle energie rinnovabili e alla generazione distribuita. Autorevoli costituzionalisti inoltre ritengono che la ‘Legge sviluppo’ 99/2009 sia palesemente in contrasto con l’art. 120 della Costituzione che individua in maniera tassativa i casi in cui il Governo puo’ esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni e degli Enti Locali, escludendo la materia energetica.

Mentre, calato sul territorio, il nucleare comincia a manifestare tutta la sua problematicità, dagli Stati Uniti arriva l’ennesima conferma dell’assenza di ogni convenienza economica: il Doe – Dipartimento statunitense per l’energia – ha stimato pochi giorni fa che il kwh prodotto da nuovi impianti nucleari nel 2020 costera’ 10,2 centesimi di dollaro, contro i 9,9 dell’eolico.

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Il programma della giornata prevede, alle ore 8.30, un raduno a Benevento, in piazza Risorgimento; alle ore 9,30, un raduno a Morcone, nel parcheggio del supermercato Eurospar. Alle ore 10,00, è prevista la partenza per raggiungere il sentiero che porterà al “Ponte della Vedova” (se il tempo sarà clemente, si potrà proseguire per contrada Macchia). Al ritorno, ore 13,30, festeggiamento presso l’Auditorium San Bernardino.

La tecnologia ha un ciclo di vita molto breve: questo significa che ogni anno gli uomini producono una mole enorme di “rottami tecnologici”; la stessa cosa, con cicli di vita più lunghi, si può dire delle server farm disperse in tutto il mondo, con un impatto ambientale notevole.

Per quanto tempo sarà sostenibile questo modello?
Che tipo di azioni si possono intraprendere per migliorare la situazione?
Quali sono le regole per un corretto smaltimento dei rifiuti tecnologici?
Esistono soluzioni creative per aumentare il ciclo di vita di un computer o di un suo componente?

Le risposte a queste domande sono contenute nel seguente filmato.

Video: Il cimitero dei computer

(in caso di mancata visualizzazione http://current.com/items/91660866_file-7-il-cimitero-dei-computer.htm )

Oggi una  nazione intera, come il Ghana, è usata come discarica dei rifiuti elettronici nocivi.

Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, contenenti elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana.

Già negli anni passati gli slum africani venivano utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, nacquero i primi vani tentativi di bloccare il traffico, come la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent’anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo.

Nella versione tecnologicamente avanzata dell’e-waste, il rifiuto elettronico  fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell’abbandono sembravano indispensabili e che all’improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d’uso da memorie più potenti, software più avanzati.

Greenpeace, attraverso le sue denuncie, è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l’Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all’anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l’ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

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In caso di mancata visualizzazione, cliccare su:
http://www.youtube.com/watch?v=7yA1TS07HuU


Il sito di Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI)
http://www.domenicofiniguerra.it/

Auguri a chi crede…

A chi crede che l’acqua e la terra non siano merci, ma beni comuni, da preservare.

A chi crede che la morte per fame di 30 mila bambini al giorno sia più importante dell’abbonamento alla pay-tv

A chi crede che non vi siano giustificazioni che tengano alle guerre e all’oppressione dei popoli.

A chi crede che non vi siano giustificazioni che tengano alla distruzione dell’ambiente.

A chi crede che non vi siano giustificazioni che tengano alla devastazione del paesaggio.

A chi crede che la felicità non stia nei soldi e nel potere.

A chi crede che una politica diversa sia possibile e necessaria.

A chi crede che la propria serenità dipenda anche da quella di chiunque altro su questo pianeta.

A tutti voi, ovunque voi siate, giungano i miei migliori auguri per un sereno, pacifico e giusto 2010.

Domenico Finiguerra

http://www.domenicofiniguerra.it/

Per andare sul sito di Altrabenevento:
http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=5478

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