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Archive for the ‘Articoli di giornale’ Category

 di Nello Trocchia – Il Fatto Quotidiano – 10 febbraio 2011

L’entrata in vigore del sistema di tracciabilità del rifiuto è stata prorogata al giugno prossimo, ma intanto sono scomparse le sanzioni per le violazioni nel trasporto di rifiuti pericolosi. (altro…)

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Durissima presa di posizione di Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, sugli ogm. Intervistata, sostiene che la vera ragione per cui l’accordo operativo tra le Regioni per l’applicazione del regolamento sulla coesistenza tra colture ogm e no è che Monsanto, quello stesso giorno, era stata costretta a pubblicare un dossier riservato da cui risultava che gli animali nutriti con mais gm avevano subito danni gravi al fegato e ai reni.

«Finora Zaia è stato un disastro, l’unica cosa che ha fatto è stato aumentare le quote latte, facendo un favore ai suoi leghisti, così anche i Paesi europei hanno preteso di aumentarle e ora più che mai c’è un dramma italiano, perché la concorrenza produce a minor costo. Infatti in italia si stanno chiudendo le stalle a più non posso».

E via di seguito.
Con un accostamento non casuale, stessa pagina taglio basso, spazio all’iniziativa recente di Zaia: panini e insalate in vendita nella catena McDonald’s tutte made in Italy, all’insegna della tracciabilità. Il ministro si è messo in cucina al McDonald’s di piazza di Spagna a Roma, per propagandare il McItaly: carciofi del Lazio e formaggio Asiago dop, olio di oliva extravergine dei Monti Iblei e bresaola della Valtellina igp; un prodotto che verrà proposto anche all’estero. L’ad di McDonalds Italia intanto prevede di vendere 3,6 milioni di panini McItaly nelle prossime settimane.

Fonte Corriere della Sera

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di Pierluigi Sullo, dalla rubrica Cantieri sociali, in uscita su il Manifesto del 22 gennaio.

Sarebbe grottesco, se non fosse un dramma. Immaginate un presidente di Regione, il sindaco della capitale di quella regione, il presidente della Provincia, tutti i media locali e nazionali [inclusa la Repubblica, all´opposizione di Berlusconi su tutto ma non su questo], tutti i partiti salvo minime eccezioni, e poi un plenipotenziario «tecnico» che, ormai lasciato nudo dall´opposizione della Comunità montana, manda in giro camper per spiegare la cosa alla gente ma in realtà trivelle scortate da plotoni di poliziotti in assetto da combattimento per fare buchi a caso.

Se non si fosse inteso, si parla di Alta velocità ferroviaria in Val di Susa, e dell´ipotesi di tracciato che l´Italia deve depositare a Bruxelles entro fine gennaio per non perdere certi finanziamenti. Il tracciato lo si improvvisa con quei metodi, fingendo di fare sondaggi e carotaggi allo scopo di accertare se qui o là si potrà scavare per costruire il famoso tunnel da 50 chilometri o giù di lì. Il tutto accompagnato dall´isteria dello «sviluppo» che deve procedere a tutti i costi, anche passando sui corpi dei valsusini, sui loro paesi, sul loro paesaggio già invaso da un paio di statali, una linea ferroviaria e un´autostrada. Cittadini che infatti reagiscono, come fanno da quindici anni, in modo civile e irremovibile: organizzando dibattiti e cortei, creando presidi nei luoghi minacciati di carotaggio [uno dei quali è stato nottetempo incendiato da ignoti], occupando l´autostrada, se occorre, o una stazione [e le ferrovie bloccano tutti i treni].

Ci sono due cose sorprendenti, in questa vicenda. La prima è l´ottusa ostinazione con cui tutta la politica e tutte le istituzioni [e, spiace dirlo, la Cgil al completo salvo la Fiom] insistono sulla necessità dell´orrendo tunnel, che distruggerebbe la valle e non serve a nulla. E´ la stessa sordità a soluzioni alternative che spinge a fare un tunnel sotto Firenze, con costi enormi, pericoli altrettanto grandi e tempi lunghissimi, sempre per far correre la Tav. O che ha devastato l´Appennino tra Firenze e Bologna. Come se anche l´ultimo viaggiatore natalizio, o pendolare, non avesse capito benissimo, avendolo sperimentato, quanto il gigantesco spreco dell´Alta velocità abbia ammazzato le ferrovie di prossimità, quelle più utili alla vita di tutti, come la stessa Regione Piemonte dice con un certo furore alle Ferrovie. Ma che ci volete fare? L´idiozia ufficiale è tale che per abbassare le emissioni di CO2, dopo aver «incentivato» le automobili e rotto le scatole a un mucchio di gente con centrali fossili e rigassificatori, ora si ri-scopre il nucleare.

Da cosa dipende questa ottusità? Da un misto di affarismo sfacciato e di ideologia paleo-industriale, con il corollario della convinzione che i media creino la realtà, alla quale i politici debbono poi adeguarsi, rafforzando così la convinzione dei media, e così via, in un circolo vizioso infinito. Questa è la storia dei «clandestini», per esempio.

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Blitz del Noe, quattro denunce. Nelle condotte del biogas 450mila metri cubi di percolato

Un fiume di veleni nelle viscere di Pianura. Devastante, si è insinuato nel terreno per anni, inquinando e distruggendo una delle terre più fertili della Campania: aree verdi incastonate tra il Parco metropolitano delle Colline di Napoli e il Parco regionale dei Campi Flegrei. Quel veleno ha un nome: «percolato». E un liquido che si origina dall´infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi. Oggi un´inchiesta avviata dalla Procura all´indomani degli scontri di piazza avvenuti a Pianura – in piena emergenza rifiuti – è giunta ad una prima conclusione: dal 2001 ad oggi, il percolato che avrebbe dovuto essere prelevato dai cinque diversi invasi che compongono la discarica di Contrada dei Pisani, anziché essere smaltito sarebbe, stato riversato nella viscere della terra.
E uno scenario inquietante quello che emerge dalle prime consulenze consegnate al pubblico ministero Stefania Buda. L´inchiesta avviata per verificare l´insorgenza di malattie anche gravi, come neoplasie e leucemie che pare siano cresciute nel quartiere della periferia occidentale in maniera esponenziale negli ultimi anni, approda a un punto cruciale. I carabinieri del Noe – il nucleo specializzato nel perseguire i reati ambientali – coordinati dal vicecomandante Antonio Rusciano, hanno denunciato cinque persone: avrebbero avuto secondo l´accusa un ruolo determinante nella violazione della normativa sullo smaltimento di rifiuti pericolosi. Nel mirino degli investigatori è finita la «Elettrica», società a responsabilità limitata che avrebbe dovuto garantire le operazioni di smaltimento di ben 400mila metri cubi di percolato. Ma dalle consulenze emerge la bonifica non è mai partita. (altro…)

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Il tour DEI RIFIUTI
ECCO COSA SI NASCONDE DIETRO LA FINE DELL’EMERGENZA
 
di Adriana Pollice, il Manifesto 21 novembre 2009

A Taverna del Re c’è la «cittadella delle ecoballe», alla foce dei Regi lagni vengono abbandonati i residui della raccolta differenziata. E ad Acerra l’unico inceneritore costruito funziona a singhiozzo. Viaggio in una regione dove la spazzatura rischia di rispuntare dal tappeto fatto stendere da Berlusconi e Bertolaso.

L’emergenza rifiuti in Campania è finita. Il premier ha fatto la sua macumba davanti alle telecamere e le tv sono passate a occuparsi d’altro. Allora il Coordinamento regionale rifiuti, che riunisce molte associazioni del territorio, si è autotassato per organizzare il secondo Spazzatour, invitati in prima file i corrispondenti esteri delle principali testate europee. È bastato sfilare lungo la bretella di collegamento verso Pomigliano d’Arco o nell’agro aversano per osservare come la terra dei fuochi continui a bruciare: «A Casaluce, Frignano, la tecnica è sempre la stessa – spiega Anna Fava – Si fanno piccoli cumuli con i rifiuti industriali, spesso anche eternit, poi per evitare esplosioni si copre con residui della lavorazione della carta o stracci, su tutto vanno gli pneumatici. Così si è sicuri che il fuoco prenda e bruci a lungo, quello che resta sono colline di ceneri tossiche». A Taverna del Re, nel giuglianese, c’è la cittadella delle ecoballe: un cumulo di rotoli di rifiuti ammassati, gli involucri di plastica a brandelli, immersi in un lago di percolato. Le foci dei Regi Lagni sono un monumento alla spazzatura: vengono abbandonati i residui della raccolta differenziata della plastica e della carta, quando la marea sale l’immondizia prende il largo facendo spazio per un altro carico.
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Il governo blinda il decreto Ronchi. Ronchi: “Vogliamo velocizzare”
Stabilita la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, il pubblico sotto il 30%

Acqua privatizzata, via alla fiducia
L’opposizione: “Saliranno i prezzi”

La Lega in difficoltà: “Votiamo ma non ci piace”

ROMA – Via libera alla privatizzazione dell’acqua. Il governo, per la 28esima volta, pone la fiducia sul decreto salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua. E scatena l’ennesima bagarre con l’opposizione. A cui le motivazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito (“scelta per velocizzare i tempi”) non bastano. Anche perché di tempo per l’esame della Camera ce n’era: il decreto, che l’esecutivo considera blindato, scade fra una settimana.

Tema del contendere è il cosidetto ‘decreto Ronchi’ che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l’affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l’assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall’ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.

La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi ‘piu’ dilatati per quanto riguarda i rifiuti.

Durissima la reazione dell’opposizione. Angelo Bonelli dei Verdi lancia l’idea di un “referendum” per dire no all’acqua in mano ai privati. “Pochi grandi gruppi faranno affari d’oro a discapito dei cittadini che subiranno l’aumento delle tariffe dell’acqua” spiega Marina Sereni del Pd. Per Massimo Donadi dell’Idv quella attuale è una maggioranza “appecoronata felice di non lavorare per un giorno”. Mentre Michele Vietti (Udc) ricorda come il testo sia stato per troppo all’esame del Senato. Una circostanza condivisa anche da Simone Baldelli del Pdl, secondo cui “servono regole certe sui tempi certi per l’esame dei provvedimenti”. Ma anche la lega non nasconde le perplessità. “Voteremo la fiducia – dice il vicepresidente dei

deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni – ma avremmo voluto migliorare il testo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell’acqua pubblica”. Ora il Carroccio preannuncia la presentazione di un ordine del giorno al decreto, e non esclude la presentazione di modifiche già in finanziaria.

Il voto di fiducia ci sarà domani alle ore 15, mentre quello finale è previsto per le ore 13 di giovedì, dopo le dichiarazioni di voto in diretta tv.

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Guerra dell’acqua in Parlamento – “Deve restare un bene comune
di Paolo Rumiz – 5 novembre 2009 – la Repubblica


Con le reti idriche allo sfascio, l’Italia accelera la privatizzazione dell’acqua. Il Parlamento sta discutendo la legge che obbliga a mettere in gara i servizi e ridurre a quote minoritarie la mano pubblica nella gestione, ma nessuno sa dove trovare le risorse per ricuperare questo pazzesco “gap” infrastrutturale.

I lavori necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto. Questo mentre 8 milioni di cittadini non hanno accesso all’acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud. Sono più di vent’anni che si investe al lumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci. Un quadro da Terzo Mondo. Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti.

Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient’altro che il solito polverone. Uno scontro di “teologie”: con una maggioranza che crede nell’efficacia salvifica della gara d’appalto e della quotazione in Borsa, e una minoranza che invoca il principio assoluto dell’acqua “bene comune”. In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, e non intendono alienare “l’acqua del sindaco”, intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio.


Nell’agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato cos carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta in più verso i privati. Stavolta è d’accordo anche la Lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%. Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono. Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale per l’acqua – ultima trincea del pubblico servizio – minaccia fuoco e fiamme.

“In nessun’altra parte d’Europa – attacca il presidente Emilio Molinari – si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un call center”.
Contro il provvedimento s’è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s’è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed ha non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l’acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d’Europa (si dice che abbia dato più da… mangiare che da bere ai pugliesi). Al grido di “l’acqua è una cosa pubblica” ora si tenta la storica marcia indietro, anche se non si ha la più pallida idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone. (altro…)

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