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Archive for the ‘Articoli dal web’ Category

Benevento, 05-03-2011 19:50
Riprende con virulenza la lotta interna al Centro Servizi di Volontariato. Ma ora c’è anche una sentenza del giudice…
Dice il movimento “Giù le mani dal volontariato”: L’impressione è che si voglia solo proteggere una gestione “ristretta” dell’importante e sostanzioso budget che ammonta a circa 700mila euro l’anno…
Redazione Gazzetta di Benevento (altro…)

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‘Acerra, omissioni sui dati di inquinamento’

OMISSIONI sui dati di inquinamento ad Acerra e l’ ombra dei clan, non dietro le ultime proteste, ma nella gestione delle discariche. Due accuse. Pesanti. E chiare. Il procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso, davanti alla Commissione parlamentare per il ciclo dei rifiuti parla di una «situazione connotata, in questo momento, dalla cifra della confusione» con la difficoltà, «addirittura, da parte degli enti accertatori di poter entrare in possesso dei dati per una valutazione sui possibili rischi di inquinamento». (altro…)

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Trivellazioni Bp al largo della Libia, insorgono opposizione e ambientalisti

Realacci: presto interrrogazione a 3 ministeri

25 luglio 2010 – ANSA

Trivellazioni Bp al largo della Libia, insorgono opposizione e ambientalistiROMA – L’annuncio da parte della BP di aprire una esplorazione petrolifera al largo del Golfo della Sirte in Libia ”e’ una notizia che desta grande preoccupazione. Il governo italiano deve intervenire con urgenza e promuovere, a livello internazionale, la richiesta di una moratoria per lo stop a nuove trivellazioni nel Mediterraneo”. E’ quanto afferma Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd annunciando un’interrogazione parlamentare ai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente.

La nuova trivellazione prevista dalla British Petroleum, aggiunge in una nota Realacci ribadendo quanto affermato sul Financial Times, ”e’ particolarmente critica perché si dovrebbe effettuare a grandi profondità e questo è un elemento di ulteriore insicurezza in caso di incidente. Se quello che sta accadendo in Messico accadesse nel Mediterraneo, un mare chiuso e con un ricambio lentissimo, sarebbe una sciagura senza eguali. Il nostro paese, per la posizione geografica e politica che ha nel bacino del Mediterraneo, ha il dovere di essere capofila in un’azione internazionale di tutela dei nostri mari e fare pressione presso il governo libico per fermare questa nuova trivellazione”.
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Qualiano. Il sindaco Salvatore Onofaro scrive al Presidente delle Rapubblica Giorgio Napoletano, al Comando di Polizia Provinciale di Napoli ed al Prefetto per stigmatizzare e denunciare nuovamente la recrudescenza di roghi di rifiuti che interessano il comprensorio del Giuglianese. “Un appello, un grido dettato da ragioni umane ed istituzionali per fare fronte comune ed estirpare dalla radice questo avvilente e nefasto fenomeno intriso di inciviltà, illegalità e che mortifica la vita e la legalità” dichiara il primo cittadino. (altro…)

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Agrobusiness e speculazione: così la grande finanza sta affamando il Pianeta

dal Fatto Quotidiano del 26 luglio 2010 – di Matteo Cavallitto

La denuncia del World Development Movement (WDM): dietro la clamorosa impennata dei prezzi degli alimentari c’è l’insaziabile avidità di banche e fondi speculativi

Il finanziere Georges Soros

Scommettendo al rialzo sull’andamento dei prezzi delle materie prime le grandi banche e i principali fondi speculativi (Hedge funds) hanno contribuito in modo determinante ad affamare i Paesi più poveri del mondo sperimentando un sistema che, a qualche anno dal collaudo, continua a generare profitti vergognosamente elevati. E’ la durissima accusa lanciata dal World Development Movement (Wdm), una Ong londinese attiva da anni nelle campagne per la lotta alla povertà, nel suo rapportoThe great hunger lottery: How banking speculation causes food crises” pubblicato in questi giorni. (altro…)

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“Il calcio è inquinato dalle mafie” – 16/7/2010 – LA STAMPA.it (altro…)

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Pagine Utili (agli speculatori) – di Daniele Martinelli
Tra le tante migliaia di disoccupati che la televisione del regime nasconde, c’è anche la realtà di 40 cassintegrati di Pagine Utili, edito da Mondadori. Si sono riuniti in protesta a Milano in via Paleocapa, davanti alla storica sede della Fininvest per chiedere garanzie al loro futuro.
La storia. La vicenda riguarda la Pagine Utili srl della Società Editoriale Annuaristica Srl, costola di Publitalia e del gruppo Fininvest, il cui fondatore e amministratore delegato era il co-fondatore di Forza Italia Marcello Dell’ Utri.

Pagine utlili, nonostante gli utili li facesse davvero, è stata sempre mantenuta in perdita per poter usufruire dell’ aiuto economico di Fininvest, che in questo modo faceva girare ingenti somme di denaro a fronte di un formale giustificativo.
Esaurito lo scopo del giochetto Pagine utili è stata ceduta in due trance all’ ingegner Alessandro Falciai, già proprietario di DMT, che nell’aprile del 2008, con pochi spiccioli, l’ha acquisita accollandosi 40 milioni di euro di debiti. Dopo l’acquisto, Falciai ha subito speso altri 500 mila euro per ristrutturare l’azienda, che ha poi messo in liquidazione il 29 dicembre 2008. Dopo soltanto 8 mesi.

I lavoratori, che in quel periodo erano in ferie obbligate, hanno saputo della messa in liquidazione di Pagine utili da un articolo apparso sul “Sole 24 ore”. Sempre in quei giorni l’amministratore delegato della società è stato ricollocato alla DMT di Falciai, mentre altri dirigenti e funzionari sono tornati in Publitalia. Un altro ancora è finito all’ Expo 2015 per la modica cifra di 240 mila euro l’anno. Dirigenti che hanno continuato a percepire gli emolumenti anche dopo la messa in liquidazione di Pagine utili, che nel frattempo sono sparite dalla circolazione. Tra loro anche i senatori Massimo Palmizio e l’ex Romano Comincioli, entrambi del Pdl.

I 40 lavoratori cassintegrati dall’aprile del 2009, sono sul piede di guerra perché ritengono di essere stati usati da una società “servita a garantire loschi interessi di speculatori senza scrupoli”. Oggi, nonostante le promesse, si  ritrovano senza prospettive di impiego. Perciò si sono riuniti in protesta davanti alla sede Fininvest di via Paleocapa a Milano.
Dall’ultimo incontro avvenuto in Confcommercio il 14 maggio tra sindacati e dirigenza, non sono emerse iniziative da parte dei dirigenti Publitalia per ricollocare i dipendenti. Che rimarranno in cassa integrazione fino a fine 2010. Dopo di ché, salvo miracoli, dovranno arrangiarsi.

Ultimo dettaglio: al presidio di protesta nel centro di Milano non c’erano televisioni presenti. Nemmeno quelle locali.

http://www.danielemartinelli.it/2010/07/06/pagine-utili-agli-speculatori/

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 “Giù le mani dal volontariato”  – 14 aprile 2010

Oltre 30 associazioni impegnate nel sociale sono in rivolta contro il tentativo di annullare il patrimonio di esperienze e interventi realizzati fino a febbraio scorso dal Centro Servizi del Volontariato di Benevento (CESVOB). La loro protesta nasce, infatti, contro una sorta di colpo di mano che è l’ultimo atto di una strategia portata avanti dal novembre 2007 da un piccolo gruppo di associazioni le quali stanno tentando di espropriare dalle funzioni di controllo e di gestione del CESVOB chi opera veramente nel sociale. Si tratta, dunque, di una “minoranza” che è riuscita a ottenere – anche con il supporto di sigle vuote – la “maggioranza” all’interno del consiglio direttivo del CESVOB, ma che non rappresenta (a nostro avviso) né si identifica con la vera maggioranza di chi opera nel sociale e della quale fanno parte, appunto, la trentina di associazioni dedite alla difesa dei disabili fisici o mentali, alla salvaguardia dell’ambiente o degli animali, all’impegno per lo sviluppo sostenibile, alla promozione del microcredito, e così via.

E come primo gesto di tale protesta le 31 associazioni hanno deciso di iscriversi in massa al CESVOB per far sentire la propria voce all’interno dell’assemblea dominata da questa specie di “lobbie del volontariato” che, utilizzando (strumentalmente) lo Statuto, ha conquistato la maggioranza sfruttando la tecnica di far esprimere più voti anche a singole realtà associative. Caso emblematico: l’Associazione delle Misericordie impegnate nel campo del trasporto sanitario vota non come un’unica sigla ma per quante sono le sue sezioni. Il che determina l’assurda situazione che il loro voto è ripetuto 8 volte: per quante sono, appunto, le sezioni iscritte al CESVOB.

Di qui la pioggia di richieste di iscrizione al CESVOB da parte delle 31 associazioni che in questo modo chiedono di entrare nell’assemblea per potere bilanciare l’elite che se ne è appropriata e soprattutto il suo programma che, annunciato anche a mezzo stampa, mira a fare tabula rasa di quanto realizzato finora. Un patrimonio di esperienze e una ricchezza per la società civile sannita che, invece, le associazioni firmatarie vogliono salvare.
Un patrimonio accumulato grazie alla precedente gestione del CESVOB del quale vale la pena ricordare:

– la nascita del volontariato nel campo del microcredito alle famiglie bisognose che non possono avere accesso ai normali canali bancari;

– la formazione di volontari su temi di frontiera come la gestione dei beni confiscati alla mafia, il volontariato penitenziario e per le tossicodipendenze;

– le ricerche scientifiche pubblicate sull’analisi dei bisogni del volontariato e della popolazione immigrata;

– oltre 20 corsi di formazione gratuiti per i volontari per insegnare loro la realizzazione di siti internet – fondamentale per la visibilità e il dialogo all’interno del volontariato – la gestione burocratica delle organizzazioni di volontariato, la scrittura dei bilanci sociali, la comunicazione sociale, e così via.
In altre parole il CESVOB è stato in questi anni un volano del capitale sociale sannita come da tutti riconosciuto: tranne che dalla nuova “maggioranza” i cui primi atti vanno in direzione opposta (…).

Fra i primi atti del nuovo consiglio direttivo, infatti, c’è:

– il licenziamento … del direttore del CESVOB Angelo Moretti – regolarmente selezionato a seguito di un avviso pubblico e vincitore della graduatoria su altri 14 concorrenti – per sostituirlo (…) con la direttrice del Centro Servizi Volontariato di Napoli presieduto dalle Misericordie;

– la ratifica dell’assunzione a tempo indeterminato da parte dell’ex presidente (…)  in favore della moglie: ratifica di un contratto illegittimo, in quanto non solo non approvato da nessun direttivo, (ma anche – n.d.r)  … contrastante con la programmazione economica varata dal consiglio direttivo dell’aprile 2009 che escludeva per tutto il personale l’assunzione a tempo indeterminato;

– la chiusura alle 18,00 anziché alle 20,00 della sede del CESVOB presso il Palazzo del Volontariato che in pratica esclude la maggioranza delle associazioni dall’utilizzo dei servizi gratuiti offerti dal Centro. I volontari, infatti, in genere si dedicano alle attività di volontariato a fine giornata, al termine delle proprie incombenze lavorative: questa “chiusura” anticipata è un chiaro segnale di chiusura anche culturale, che tende a ridimensionare, restringere, ostacolare la vocazione sociale di quel luogo uniformandolo all’orario di un ordinario ufficio burocratico.

Ecco perché questa battaglia avviata dalle associazioni è soprattutto culturale: perché fatta nell’interesse della società civile sannita che nel volontariato attivo ha trovato un aiuto concreto ai propri bisogni (…).

Perciò, nell’ottica del concreto associazionismo che non può prescindere dalla pratica della trasparenza, chiediamo al nuovo consiglio direttivo di fornire risposte documentate alle 10 domande qui di seguito formulate che verranno integralmente riproposte – insieme alla nostra documentazione sul tema – sui siti e sui blog di tutte le associazioni firmatarie.

Firmato :

Auser – Volontariato Sannio Lega Ambiente – Gruppi Fratres Telese – Volontariato Vincenziano – Gruppi giovanili Vincenziani – Unitalsi – Centro di solidarietà Vivere Dentro – Club Alpino Italiano – Anpas San Leucio del Sannio – Anpas Frasso Telesino – Anpas Castelpoto – Anpas Concordia Farnetana – Rete Arcobaleno – La Rete Sociale “I lenzuoli bianchi” – La Clessidra Onlus – Libero Teatro – Il Bambino Incompreso – E’ più bello insieme – Ara Jovis – Nuova Arte2 – Comitato Soci di Banca Etica – PA LARABA – La Cinta onlus – Lerka Minerka – Raduno nazionale dei Clown dottori – Gas Arcobaleno – Tandem 21 commercio equo e solidale – Associazione Famiglie Affidatarie “Angela Cancellieri”- Associazione Emisfero Sud – Centro di Aiuto ai minori Telefono Azzurro

Ecco le 10 domande pubblicamente rivolte a chi oggi dirige il Centro Servizi al Volontariato di Benevento (CESVOB) dalle oltre 30 associazioni impegnate da anni a vario titolo nel sociale, nella difesa dell’ambiente e dei diritti negati:

1) Fra gli obblighi prioritari del consiglio direttivo “di garanzia” del CESVOB c’è l’allargamento della base sociale: ma perché a due mesi dalla vostra elezione – avvenuta il 21 febbraio scorso – non avete ancora aperto le iscrizioni ai nuovi soci del CESVOB?

2) Perchè il direttore del CESVOB Angelo Moretti, selezionato pubblicamente dal centro servizi al volontariato, non e’ stato contrattualizzato ma, al contrario, mandato a casa?

3) Perchè il suo posto è stato occupato da una direttrice che viene da Napoli, già direttrice del Centro del volontariato di Napoli governato dalle Misericordie? Possibile che nessun cittadino sannita sia in grado di ricoprire questo ruolo?

4) Perchè nessuna associazione è stata coinvolta nella programmazione 2010 che doveva essere approvata già nel mese di marzo?

5) Perchè nonostante i fondi siano pervenuti il 5 febbraio 2010 e le convenzioni siano state firmate il 26 febbraio 2010, non sono state accreditate le tranche di partenza dei progetti di perequazione 2008 alle associazioni vincitrici nella graduatoria regionale?

6) Su un’assemblea di 26 votanti, il presidente e il consiglio direttivo sono stati eletti con 14 voti favorevoli: è vero che questa risicata maggioranza è stata ottenuta oltre che con gli 8 voti delle Misericordie, anche con il supporto di sigle vuote, prive di curriculum ma “piene” di fratelli e mogli?

7) A titolo esemplificativo: che cos’è l’associazione “DTAUB”, chi e quando l’ha fondata, che cosa fa per la collettività, quali sono i suoi “soci” ?

8) Perché mantenete in vita un contratto di lavoro (…) da 27.000 euro lordi annui, operato da un ex presidente – tra l’altro sfiduciato – a favore della moglie e senza l’approvazione di alcun consiglio direttivo?

9) In quanto consiglio direttivo “di garanzia” la vostra durata è 6 mesi: perchè, allora, delle diverse assemblee che avreste dovuto fare, dal 21 febbraio ad oggi, non ne avete convocata neanche una?

10) L’assemblea del 21 febbraio ha deliberato all’unanimità che il CESVOB fosse accompagnato dal CSV NET – cioè, la rete di tutti i CSV d’Italia – per dirimere le questioni interne: perché, invece, avete (…) allontanato il referente del CSV nazionale Gennaro Castaldi dal vostro direttivo dal 23 febbraio per cui da allora nessun accompagnamento al CESVOB è stato operato?

LEGGI LA NOTA DI BILLY NUZZOLILLO : Volontariato, uffici stampa e libertà di dibattito

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Petizione contro la centrale di Ponte Valentino (08.12.09) - Foto di Mario Taddeo

Marciare sotto la pioggia contro guerre combattute in Paesi lontani, scendere in piazza per far sentire la propria voce, scrivere e-mail e lettere di protesta contro l’ultimo provvedimento annunciato o approvato, partecipare a interminabili meeting. Sposare queste cause è senz’altro nobile, ma può sembrare noioso. Invece – è la tesi, a sorpresa, di due psicologi – l’attivismo politico rende felici. E migliora il benessere.

Malte Klar, psicologa tedesca, e Tim Kassar, docente al Knox College in Illinois (Usa), hanno intervistato due gruppi di 350 studenti del college, esplorando il grado di impegno politico e il loro livello di felicità e ottimismo. In entrambi i gruppi, i più inclini a partecipare a una manifestazione erano anche i più su di morale. Dunque, secondo i due esperti, c’è un collegamento fra attivismo politico e morale alto.

Ma davvero oggi, si sono chiesti, può la politica rendere felice una persona? Per rispondere a questa domanda è stato condotto un terzo studio, in cui Klar e Kasser hanno preso una parte degli studenti e li hanno divisi in due gruppi. Anche in questo caso, quelli coinvolti in una sorta di dibattito politico sono risultati decisamente più vitali: si sentivano più vivi e appagati rispetto agli altri. L’importante non era l’argomento, che poteva più o meno toccarli direttamente, ma prendere l’iniziativa, rivolgersi alle autorità locali, farsi sentire. Secondo gli psicologi, l’attivismo dà alle persone la sensazione di avere uno scopo, di far parte di una comunità o di avere l’occasione di venire a contatto con altre persone.

Roma, 02.03.10 – (Adnkronos Salute)

Marcia per il territorio (contro la centrale di Ponte Valentino) - Foto di Mario Taddeo

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Luminosa scrive ai candidati regionali:

– elencando gli enti napoletani che appoggiano la centrale di Ponte Valentino e tacendo degli enti beneventani contrari;

– spiegando il deficit energetico campano e tacendo che il Sannio assorbe solo il 5% del fabbisogno regionale.


Comunicato stampa 22 marzo 2010 di Luminosa
La Società che gestisce il progetto di centrale a gas a Benevento ha inviato ai candidati a Governatore della Campania e ai candidati di Benevento e provincia al Consiglio Regionale un documento che evidenzia i temi aperti nell’energia nella Regione.

Il 2013 è in particolare l’anno in cui il deficit energetico regionale dovrebbe essere colmato grazie alla realizzazione di una serie di iniziative di rafforzamento della produzione sia nel campo delle fonti tradizionali che di quelle rinnovabili. L’energia è una questione importante per la Campania, che tocca diversi aspetti: l’economicità e la sicurezza dell’approvvigionamento, il deficit tra produzione e consumo, la competitività delle imprese e le potenzialità occupazionali.

Luminosa ha le carte in regola per rappresentare una importante opportunità per contribuire all’azzeramento del deficit energetico e a una fornitura di energia sicura, non inquinante e a condizioni economiche vantaggiose. Per concludere l’iter di autorizzazione alla costruzione della centrale, Luminosa rimane in attesa della emissione formale dell’intesa Regionale dopo che il Ministero delle Attività Produttive ha chiarito nell’ultima Conferenze dei Servizi che tutte le osservazioni tecniche sollevate dagli enti locali (Comune e Provincia di Benevento) sono state
analizzate e non sono ostative al rilascio dell’intesa favorevole.

Il deficit energetico in Campania è conclamato e richiede misure urgenti anche per l’importanza dello sviluppo del parco energetico campano per l’intera economia del Mezzogiorno. Un rafforzamento delle fonti di energia rinnovabile, pur certamente necessario e auspicabile, non è sufficiente a colmare il deficit. Secondo una autorevole fonte terza quale l’Istat la produzione interna lorda di energia elettrica dal 2001 al 2008 è complessivamente aumentata nel Mezzogiorno d’Italia, tranne che in Campania, che non rientra quindi tra le Regioni autosufficienti da punto di vista energetico nel nostro Paese. Nella regione la situazione è particolarmente critica con un deficit pari al 52,2% e nel Mezzogiorno si tratta dell’area con la produzione di energia più bassa in
rapporto alla popolazione: 19,4 gigawattora ogni diecimila abitanti (rispetto ai 96,1 della vicina Puglia) (fonte: Istat). 2 Sono state inoltre numerose già dagli ultimi mesi dell’anno scorso le prese di posizione da parte di
esponenti rappresentativi del territorio campano che hanno espresso parere favorevole a iniziative quali Luminosa, nel contesto di riduzione del deficit energetico.

Tra questi: Giorgio Fiore – Presidente Confindustria Campania; Maurizio Genito – Presidente Confapi Campania; Costanzo Jannotti Pecci – Presidente Federterme; Gaetano Cola -Commissario straordinario Camera di Commercio di Napoli e Presidente Unioncamere Campania; Emilio Alfano – Presidente Confapi Campania; Roberto Salerno – Ex Presidente gruppo Piccola industria di Confindustria Benevento; Lina Lucci – Segretario Cisl Campania.
In particolare queste personalità hanno messo in evidenza l’importanza di Luminosa, visti gli elevati costi dell’energia per le imprese campane e la loro necessità di importare buona parte del fabbisogno energetico. Sono state anche evidenziate le opportunità che Luminosa può offrire in termini occupazionali.

L’occasione di realizzare una centrale a tecnologia avanzata, non inquinante e che contribuisca a un approvvigionamento energetico a condizioni vantaggiose è dunque particolarmente concreta.
La costruzione della centrale prevede un importante stanziamento complessivo, una parte consistente del quale verrà investita da Luminosa direttamente sul territorio. Si tratta di un significativo investimento interamente privato che non richiede nessun contributo pubblico. In termini locali sono inoltre previste, sia ai sensi di legge che per iniziativa della società, compensazioni per il territorio che andranno ad interessare gli enti locali.

L’energia prodotta da Luminosa, che sarà offerta al sistema delle imprese locali, agli enti e ai cittadini, potrà garantire inoltre vantaggi in termini di un forte risparmio sulle bollette. È previsto inoltre lo sviluppo di uno specifico programma per la fornitura di energia termica sotto forma di calore e/o vapore alle aziende presenti nel distretto industriale e nella comunità locale, per circa 20 MWth.
Impotanti anche i benefici sul fronte dell’occupazione e dell’indotto. La costruzione dell’impianto richiederà l’impiego di circa 300 persone. Con la centrale a regime sarà possibile offrire occupazioni stabili e posizioni qualificate per diversi profili professionali, anche elevati e generare un importante indotto per almeno 100 posti di lavoro per tutto il ciclo di vita della centrale (20 anni).

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Comunicato stampa 2/03/2010
Autorizzazione Ue alla patata gm. Contro la volontà dei cittadini e degli agricoltori e non rispetta la sovranità degli Stati membri
Provvedimento calato dall’alto che cancella il principio di precauzione

Il Commissario europeo alla Salute e Politica dei consumatori, John Dalli, ha concesso oggi l’autorizzazione alla coltivazione della patata gm Amflora, prodotta dalla multinazionale Basf. Questa patata, modificata perchè contenga una maggior percentuale di amido, segna un passo indietro nel comportamento che l’Europa seguiva dal 1998, guidato innanzitutto dal principio di precauzione.
 
Nonostante le preoccupazioni sollevate da numerose associazioni ambientaliste, nonostante i cittadini e gli agricoltori europei si siano più volte dichiarati contrari agli ogm e nonostante questa patata possegga un carattere espressamente vietato dalla Direttiva europea 2001/18 – la resistenza a un antibiotico – il commissario Dalli ha comunque deciso di procedere con l’approvazione. Un comportamento, questo, che aumenta il divario tra Commissione Europea e Stati Membri, i quali si sentono sempre meno rappresentati.
 
«Quando iniziarono a sperimentare la patata gm – commenta Roberto Burdese, Presidente Slow Food Italia – avevano dichiarato che avrebbe avuto principalmente applicazioni industriali e invece ora, oltre a essere coltivata, potrà anche essere usata nei mangimi animali, introducendo quel carattere di resistenza agli antibiotici anche nella filiera dell’alimentazione umana».

«È gravissimo» aggiunge Burdese «che il primo atto di questo commissario sia quello di interrompere una moratoria sacrosanta stabilita sulla base di una preoccupazione precisa riguardante la nostra salute. Questo dimostra come la questione si decida in base a interessi economici delle multinazionali senza prendere in considerazione le gravi incognite per la salute dei cittadini; i quali non hanno scelto il signor Dalli come loro rappresentante, ma saranno obbligati a subire gli effetti di una decisione presa in maniera assolutamente verticistica. Slow Food prosegue nella strada di opposizione agli ogm e concorda con le affermazioni del Ministro Zaia, il quale ha sottolineato che nessuno deve mettere in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia».

Slow Food Press Office
Via della Mendicità Istruita, 14
12042 Bra (Cn)
+ 39 0172 419615/ 45/ 53

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Dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua
http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7218

Fonte : domani.arcoirs.tv
http://domani.arcoiris.tv/?p=4186#more-4186

Il sistema Caltagirone

Dalle sfide al nord industriale alla conquista del sud ; dall’acquedotto pugliese ai porti turistici di Sicilia, una storia imprenditoriale emblematica, all’insegna della Roma caput mundi, con tanti lati in ombra.

di Carlo Ruta

Con la sua morte, Gaetano Caltagirone chiude in un certo senso l’album dei ricordi della dinastia romana. Ancora in vita costituiva in effetti l’emblema di un passato, mosso e ingombrante. Altri nomi della famiglia, con strategie affinate, sono entrati in gioco, hanno superato i passaggi più tortuosi del paese, mostrandosi oggi, tanto più oggi, in perfetta linea con i tempi. Con le sue disinvolture, Gaetano ha tracciato probabilmente delle coordinate, forse è stato pure un pioniere, percependo già, per esempio, l’importanza del binomio imprenditoria-giornali. Era tuttavia espressione di un mondo che è andato fuori tempo. Quelli che si sono fatti avanti, durante e dopo, non sono venuti allora a raccoglierne il testimone, ma, soprattutto, a rigettarne l’eredità, dichiarandosi diversi. Ma quanto lo sono nella sostanza ? I Caltagirone, lungo i decenni hanno espresso un metodo, che si è tradotto man mano in un sistema di potere, in un ordine di cose. Hanno esercitato un’influenza forte e condizionante sull’informazione, oltre che sulla politica. La loro storia s’intreccia infatti con quella dei tanti giornali che sono finiti nelle loro mani. Hanno fatto quindi scuola. E da tale scuola, forse, ha potuto trarre qualcosa pure Silvio Berlusconi. Oggi fanno capo alla famiglia romana il Messaggero, il Mattino di Napoli, il Gazzettino di Venezia, il Corriere Adriatico, il Nuovo Quotidiano di Puglia, il quotidiano gratuito Leggo, altre testate ancora. I destini degli imprenditori romani restano saldati comunque ai business industriali che più contano, alla finanza, alla borsa, alle sedi del potere reale. E per definirne i modi è il caso di fare, anzitutto, un po’ di storia. (altro…)

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Comunicato stampa di Altrabenevento del 19 febbraio 2010

Questa mattina la Polizia Giudiziaria ha notificato a Gabriele Corona, presidente di “Altrabenevento -associazione per la città sostenibile contro il malaffare” l’Atto della Procura della Repubblica di “convalida del sequestro dello striscione con la scritta ‘Pericolo Turbogas per colpa dei politici’ in quanto costituisce corpo del reato di cui all’art. 595 del codice penale (Diffamazione)”.

Lo stesso atto vale come “Informazione di Garanzia” a Gabriele Corona iscritto nel registro degli indagati perché avrebbe diffamato i politici locali criticandoli per non avere contrastato efficacemente la mega Centrale Elettrica prevista a Benevento.

Si tratta di un provvedimento incredibile, assolutamente immotivato che aggiunge altri elementi inquietanti al misterioso sequestro dello striscione di cui Gabriele Corona si è assunto la paternità. Il provvedimento del magistrato di turno è ancora più sorprendente, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate alla stampa della Questura che senza fornire alcuna motivazione ufficiale sulla ragioni del sequestro, si è limitata a far sapere che lo striscione era stato rimosso perché non autorizzato ed istallato in zona di affissione vietata.

Ora invece si scopre che il telo è stato sequestrato per motivi del tutto diversi in quanto costituirebbe corpo del reato di DIFFAMAZIONE. Siamo davvero allibiti e veramente stentiamo a credere che la Magistratura di Benevento possa considerare reato la frase “Pericolo Turbogas per colpa dei politici” pur di convalidare un misterioso sequestro. Le critiche ai politici erano dettagliatamente spiegate in un volantino inviato sabato mattina alla DIGOS, distribuito nel centro della città e pubblicato dalla stampa, che però NON E’ STATO SEQUESTRATO.

Peraltro, per la DIFFAMAZIONE non si può “procedere di iniziativa” da parte della Polizia perché è necessaria la “querela di parte” e neppure vi erano i presupposti per il sequestro che si rende necessario quando può “alterarsi o disperdersi “ il corpo del reato.

Gabriele Corona ha issato lo striscione senza interruzione di pubblico servizio, turbativa, intralcio, pericolo, effrazione, danneggiamento o violazione di domicilio, e si è attribuito la responsabilità del gesto con un comunicato stampa su carta intestata accompagnato dalle foto del telo con la scritta incriminata. Quindi per dimostrare il presunto reato di DIFFAMAZIONE non era affatto necessario sequestrare lo striscione ed infatti, gli Ispettori della DIGOS intervenuti sul posto Sabato sera, alle 19 circa, non hanno proceduto in tal senso. Chi e perché ha pensato di farlo dopo la mezzanotte ?

Nel comunicato e nel volantino diffuso da Altrabenevento e dal “Coordinamento delle associazioni/comitati contro la centrale turbogas” è scritto “Tutti i parlamentari eletti nel Sannio (Costantino Boffa, Nunzia De Girolamo, Nicola Formichella, Cosimo Izzo, Mario Pepe e Pasquale Viespoli), i consiglieri regionali Luca Colasanto ed Ascierto Della Ratta, il Presidente della Provincia Aniello Cimitile, il Sindaco di Benevento Fausto Pepe, gli assessori all’Ambiente della Provincia e del Comune di Benevento, Gianluca Aceto ed Enrico Castiello, si sono dichiarati contrari al progetto della Luminosa, ma nessuno di loro ha incontrato il Ministro Scajola, il presidente della Regione Bassolino e l’Assessore regionale Riccardo Marone per rappresentare efficacemente la contrarietà della popolazione del Sannio alla Centrale della Luminosa.”

Quale di questi politici si sarebbe sentito diffamato ed avrebbe presentato la querela contro Gabriele Corona a mezzanotte di Sabato quando gli uffici sono chiusi?

Possibile che a Flumeri in provincia di Avellino, i politici e gli amministratori protestano insieme contro la Centrale a Turbogas fortemente inquinante ed invece a Benevento un ambientalista viene denunciato per aver fatto la stessa cosa ?

In attesa di verificare se ancora in questa città sono salvaguardate le libertà democratiche oppure se è stato instaurato un nuovo regime repressivo, comunichiamo che Sabato e Domenica prossimi, benchè già autorizzati, non provvederemo a raccogliere le firme contro la Centrale Elettrica da 400 mega watt, per evitare che qualunque nostra affermazione critica possa procurare altre assurde contestazioni di reato.

per il coordinamento di Altrabenevento – Alessandra Sandrucci

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APPELLO ACQUA

Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.
Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi , che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo:’sorella acqua’.
Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.
Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità  (‘l’oro blu’),  bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.
L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a  totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.
Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua.
Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari  si trasformerà in un boomerang.
E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale.
Questi anni di impegno e di sensibilizzazione  sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale ,che ora deve diventare politica.
Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum soloabrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema moltochiaro:o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.
Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo).
Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.
E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consiglimonotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico.
Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro  referendum popolare propositivo.
Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grandevittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostrademocrazia.
Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua ,Veolia, Ondeo ,Saur che stanno mettendo le mani
sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi.
Mobilitiamoci !E’ l’anno dell’acqua!

Alex  Zanotelli

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La Commissione europea ha respinto, oggi a Bruxelles, la maggior parte delle richieste dell’Italia per avere più tempo a disposizione al fine di conformarsi alla legislazione Ue sulla qualità dell’aria. L’unica deroga accolta è quella relativa alla “Zona di risanamento, Area Beneventana” nella regione Campania. La decisione riguarda esenzioni temporanee dagli standard di qualità dell’aria in materia di polveri sottoli, le cosiddette Pm10, in risposta alle richieste presentate dall’Italia di deroga in 12 zone o agglomerati situati in Campania, Puglia e Sicilia. La Commissione europea quindi ha approvato oggi una sola estensione dei tempi per i limiti del Pm10 in Campania in quanto ritiene che la proroga soddisfa le condizioni stabilite nella direttiva europea. Inoltre, Bruxelles sottolinea che in almeno quattro delle dodici aree notificate dall’Italia i valori limiti siano già stati rispettati. Nelle altre zone, infine, la Commissione europea considera che le condizioni non siano soddisfatte. In molti casi ciò è dovuto – precisa – “agli scarsi dati forniti o al fatto che le misure delineate nei piani per la qualità dell’aria trasmessi alla Commissione Ue non dimostrano che le norme saranno soddisfatte al termine della proroga“.

 
Fonte: Il Denaro
 
 
 

 

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02 febbraio 2010 – Corriere del Mezzogiorno

Sodano: «Una densa nube di fumo
esce dal termovalorizzatore di Acerra»

L’ex senatore critico anche sulle modalità di controllo dopo che l’Osservatorio ha cessato le attività

NAPOLI – «C’è una densa colonna di fumo che esce dal camino dell’inceneritore, ma è solo la punta visibile di un problema che deve essere affrontato in tutta la sua drammaticità», denuncia Tommaso Sodano, responsabile nazionale ambiente del Prc, commentando le immagini contenute in un video amatoriale del 1 febbario, che mostra il cielo di Acerra invaso da una nube di fumo proveniente dall’impianto di località Pantano. «Quest’episodio riporta a galla per l’ennesima volta tutti i dubbi che abbiamo sollevato in questi mesi e che giacciono in un esposto-denuncia da me presentato alla Procura lo scorso 1 giugno. I dati sono allarmanti: dal 26 marzo, giorno dell’apertura dell’impianto, sono stati ben 191 (a fronte dei 35 previsti dalla legge) i giorni nei quali nella zona sono stati registrati sforamenti di Pm10, superiori al limite massimo», commenta Sodano.

OSSERVATORIO – «Inoltre siamo allarmati anche dalle modalità di controllo dell’impianto: lo scorso 31 dicembre per decreto l’Osservatorio sul termovalorizzatore ha cessato la sua attività, lasciando ora in mano all’A2A anche quest’aspetto. Non ci sembra corretto che sia l’azienda stessa a controllare il proprio operato. – puntualizza Sodano – Dove è finito il display coi dati in tempo reale delle emissioni che era stato promesso ad Acerra in piazza Duomo? Soprattutto che fine ha fatto la bonifica promessa che avrebbe dovuto riguardare una terra tanto martoriata, già prima dell’arrivo di quest’ecomostro?» «Tutte queste circostanze sconfessano qualora ce ne fosse ancora bisogno quanto ha affermato Bertolaso in questi mesi e ci inducono a ritenere che sia indispensabile un attento e severo controllo sul funzionamento dell’impianto da parte di un soggetto esterno. L’inceneritore – conclude Sodano – sta funzionando in spregio a tutte le norme ambientali comunitarie, ma anche di tutte le prescrizioni prese col comune di Acerra prima della sua apertura. In queste condizioni l’impianto funziona in regime di illegalità».

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Cartelli di richiesta aiuto di moltiplicano nella capitale: i soccorsi tardano ad arrivare e l’organizzazione delle Nazioni Unite viene criticata dai sopravvissuti

Haiti, Simone Bruno per PeaceReport http://it.peacereporter.net/

 “Mi chiedi della qualità del cemento? Ci sarebbero invece tante cose da dire su come l’ONU sta organizzando i soccorsi. “A parlare è Oscar Guevara, ingegnere della protezione civile Colombiana, uno dei paesi che per primo ha inviato aiuti nella devastata Port Au Prince. Lui e il suo team sono gli eroi del giorno per aver salvato una donna nell’hotel Montana a cinque giorni dal sisma. Era il miglior hotel della città, piscine, centri SPA, archittura ardita, nonchè sede del Rotary Club. Si è trasformato in una trappola mortale per i suoi ospiti. “E’ caduto per il suo stesso peso – continua Oscar indicando delle enormi lastre di cemento -. Per sostenere una struttura del genere servivano pilastri ben più grandi e tondini di cemento più spessi e numerosi. Le colonne di cemento armato devono rimanere sempre in piedi, al massimo presentano crepe, qui si sono staccate da soffitto e pavimento e sono schizzate via. La gente non ha nemmeno avuto il tempo di uscire fuori, gli è caduto tutto in testa.” Quanto detto per il miglior hotel della città vale per quasi tutti gli edifici caduti: “Questo cemento è quasi solo sabbia, è friabile ed è molto pesante – aggiunge un altro soccorritore – è così in tutta Port Au Prince. Le fondamenta poi sono sottodimensionate, hanno aggiunto piani su piani senza rinforzare le basi.

” Tre gruppi di soccorritori sono chiusi nell’hotel, le forze dell’ONU lasciano entrare solo i funzionari e la stampa, il resto delle persone attende fuori dal cancello. Oscar vuole sfogarsi: “sono stato in vari disastri. Di norma ti assegnano una zona e con il tuo gruppo cerchi persone in vita. Si fa un censimento degli edifici franati, si usano le unità cinofile, si coordina la rimozione delle macerie e si estraggono i sopravviventi. Invece ci tengo bloccati qui dentro senza fare nulla. La priorità dei soccorsi non è la gente, è il personale internazionale o gli abitanti dei quartieri più ricchi. Attraversando la città, dalla base logistica fino a qui, vediamo gente disperata, case distrutte, ma non possiamo aiutarli, non ce lo permettono.

” Effettivamente il Centre Ville, il centro città, è completamente distrutto e nessuno sta aiutanto i sopravviventi a scavare tra le macerie che ormai emananno una puzza di morte insopportabile che invade intere zone della capitale. L’ impresa di nettezza urbana è stasta incaricata di portare via i cadaveri che vengono poi buttati in fosse comuni o bruciati. Non si saprà mai il numero esatto delle vittime di questo disastro e tantomeno i loro nomi. Anche gli aiuti scarseggiano, se ne incarica il WFP (World food program) che effettua tre distribuzioni giornaliere in tre tendopoli della città, scelte in base alle rilevazioni da foto satellitare Le locazioni sono mantenute segrete per evitare tumulti e file, dove la disperazione potrebbe mettere a rischio la sicurezza di tutti. “Cerchiamo comunque di scegliere le zone dove si addensano più persone” garastisce un responsabile del WFP.

Percorrendo le strade della capitale devastata dal sisma si ha però la sensazione che gli aiuti non siano ancora sufficienti, si moltiplicano i cartelli di richiesta d’aiuto appesi fuori dalle case o dai giardini arrangiati a tendopoli: “abbiamo bisogno di acqua e cibo”, “abbiamo cadaveri” o semplicemente “vi prego aiutateci”.

La gente non ha nulla, i negozi sono tutti chiusi da cinque giorni, nessuno lavora, il commercio informale è l’unico che esiste. Si vendono beni di prima necessità trasportati da Santo Domingo, ma pochi hanno soldi per comprarli. La gente ravana nella macerie cercando pezzi di mobili o cavi da rame da poter barattare in cambio di cibo. Sciacalli? La situazione è tutto sommato ancora calma, ma crescono i gruppi di haitiani che si radunano intorno alle varie entrate della enorme base dalla Minustah per chiedere che si faccia di più. Vista da dentro la base è un brulichio di macchinoni bianchi senza sosta, vista da fuori un pachiderma lentissimo.

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I cosiddetti “Green Building” sono una delle chiavi per la ripresa economica, oltre che una novità importante nel campo ecologico. Si genera innovazione, si migliorano gli standard di efficienza, la gente è più felice e più sana e crea nuovi posti di lavoro verdi.

Ecco alcune delle “verdi” novità:

1. Pareti verdi: i tetti verdi sono stati di gran moda nel 2009, e il loro numero continuerà a crescere, ma perché fermarsi qui? Integrare le pareti verdi nella progettazione di un edificio crea ulteriori opportunità di cogliere i benefici delle superfici “vegetali”. Si ottiene così un aggiunta di isolamento; riduzione del deflusso delle acque piovane; assorbimento degli agenti inquinanti; habitat naturale per gli uccelli, api e farfalle, e riduzione del rumore esterno.

2. Edifici ecologici: più completi rispetto a quelli che ottengono il certificato LEED Platinum e vanno oltre le emissioni zero. I Living Building Challenge hanno il più alto standard di sostenibilità ambientale per gli edifici. Il funzionamento è naturale, ha sistemi auto-sufficienti, e sono un’evoluzione di quelli presenti già oggi.

3. Riqualificazione energetica: migliore efficienza energetica non solo per i nuovi edifici, ma una ristrutturazione anche per quelli già esistenti.

4. Miglioramento qualità dell’aria indoor: i nuovi requisiti per il rimodellamento delle strutture possono  ridurre gli effetti nocivi sui bambini e adulti della cattiva qualità dell’aria, preservando da malattie come l’asma e problemi respiratori, dovuti nella maggior parte dei casi all’aria viziata che c’è in casa.

5. Quartieri verdi: un singolo edificio verde è grandioso, ma ancora una volta, perché fermarsi qui? E’ il momento di far diventare verde l’intero quartiere. Dei nuovi progetti orientati allo sviluppo di aree verdi estenderà i principi degli edifici ecologici a tutto il quartiere, rendendo più vivibili anche le grigie strade asfaltate

6. Moduli ecologici: gli alloggi modulari comportano diversi vantaggi, dal risparmio monetario, al ridotto materiale di scarto, fino al minor tempo di costruzione. Tali alloggi possono essere costruiti con principi ecologici, per dare un’accelerata ai Green Building del 2010.

7. LED: le luci delle attività commerciali o delle case diventeranno sempre più LED nel 2010. I problemi precedenti nella progettazione e distribuzione sono stati corretti. E anche se le luci a LED sono ancora un po’ costose, chi le usa sa che dureranno di più rispetto alle altre e comporteranno un risparmio sulla bolletta.

8. Etichettature ambientali: Come le etichette nutrizionali sui prodotti alimentari, le etichette sulla bioedilizia offrono dati facili da comprendere e parametri di rendimento per i materiali da costruzione.

9. Migliori performance edilizie: Abbiamo visto la modellazione di edifici verdi, ora vogliamo vedere qualche risultato. Nel 2010, ci aspettiamo di vedere agevolazioni per le case verdi, risparmio sui costi, benefici per la salute ed incremento del valore degli investimenti a lungo termine.

10. L’aggiornamento delle norme comunitarie e per i proprietari di case: le norme che ostacolano i comportamenti eco-friendly verranno rovesciate: il bucato verrà steso sempre più sui fili al vento, verranno reintrodotti i tetti bianchi, i bidoni per la raccolta del compost e altre tipologie di comportamento civile ecologico saranno favorite

 

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La discarica di Lo Uttaro, nel casertano, sara’ il primo di cinque siti campani ad essere bonificato nei prossimi mesi. Ad annunciarlo e’ l’assessore all’Ambiente della Regione Campania Walter Ganapini, nel corso di un incontro per illustrare le diverse fasi del progetto.
Nel’area di 22 ettari periurbana a Caserta si trovano lo sversatoio di rifiuti solidi urbani per 10mila tonnellate provenienti dalla citta’ di Napoli e quello ex Ecologica Meridionale. La discarica nata per ospitare 5-600mila tonnellate di rifiuti “e’ stata trasformata vigliaccamente in un buco profondo piu’ di 30 metri contenente 2 milioni di tonnellate di rifiuti della cui natura poco sappiamo“, sottolinnea Ganapini.

Il percolato proveniente dai rifiuti, inoltre, incrocia la falda acquifera che passa a una profondita’ di 27 metri, “per cui per almeno 3 metri, 75mila metri quadrati, ci sono dei rifiuti nell’acqua che traslano i loro componenti direttamente nella falda diretta verso il mare“, dice ancora l’assessore che riconosce ai medici di base della zona casertana il merito di aver dato l’allarme per alti livelli di patologie tumorali.

“Fare una bonifica non significa tirare via una montagnola di rifiuti – spiega – ma si tratta di un’operazione tecnologicamente complessa che parte dall’asportazione dei materiali e finisce alla messa in sicurezza del sito. Questo significa anche bloccare a monte e a valle la falda acquifera in modo che non entri piu’ in contatto con i rifiuti“.

Sara’ l’Arpac, l’agenzia regionale di tutela ambientale, a effettuare la campagna di caratterizzazione mentre all’Arcadis spettera’ la gestione del progetto esecutivo. “Poi in un momento successivo avvieremo anche ogni percorso per rivalerci su chi ha operato questo danno all’ambiente. Per ora togliamo da Caserta quel cancro immondo che si chiama ex Ecologica Meridionale“, dice Ganapini. La altre quattro discariche che successivamente saranno bonificate sono Giugliano, Regi Lagni, nel napoletano, il territorio dell’ex raffineria Q8 a Napoli e le cave di Castelvolturno al confine tra provincia partenopea e Terra di Lavoro. Per le operazioni di bonifica al momento la Regione dispone di circa 60 milioni di euro, “mentre i soldi previsti per la compensazione ambientale, 280 milioni, non si sa ancora se sono disponibili“.

 “Io credo – e’ ancora Ganapini a parlare – che le societa’ provinciali debbano gestire dalla raccolta al trattamento dei rifiuti. Il decreto sembrerebbe lasciare intendere l’automatica assunzione in blocco dei lavoratori dei consorzi di bacino, ma siccome avevamo pensato di aprire al privato serio per dare una mano seria alla regione, io credo che questo debba avere la possibilita’ di selezionarsi il personale“.

(Fonte AGI)

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Provengo dalla Lombardia e, più precisamente, dal cosiddetto hinterland milanese. Non so quanti di voi siano stati in questa zona negli ultimi anni, ma nel raggio di una cinquantina di chilometri attorno a Milano (e anche più, verso Brescia) si è verificata una diffusione di centri commerciali che ha dell’incredibile.

Crescono come funghi, ne fanno uno ogni pochi mesi! Io per mia fortuna (e mia scelta) non vivo più lì da tempo, ma ogni volta che ci torno ne vedo uno nuovo. Tutto questo per dire che, mio malgrado, ho spesso avuto modo di metterci piede (nonchè alcuni anni fa di lavorarci!). Tralasciando il noto e triste fatto che grazie anche a questi posti ed ai loro prezzi più o meno stracciati, i piccoli negozi stiano scomparendo (e tralasciando il discorso che si potrebbe aprire sull’arroganza e lo sfruttamento delle catene di supermercati verso i vari produttori, che richiederebbe un articolo a sé), quello che mette più angoscia dei centri commerciali è l’atmosfera che ci si trova dentro.

Innanzi tutto, sono tutti uguali. Nonostante gli sforzi per renderli unici, originali e più attrezzati della concorrenza, cercando di mascherare il pugno nell’occhio che il più delle volte sono, ovunque si entri la scena che ci si trova davanti è sempre la stessa: gruppi di adolescenti vestiti tutti uguali sparsi qua e là, centinaia di famiglie accalcate con carrelli stracolmi (di cosa, poi?), qualche hostess belloccia per le promozioni di turno, un caldo soffocante in inverno ed un freddo raggelante in estate, l’immancabile puzzo dell’onnipresente McDonald’s e tanta, tanta tristezza.

L’angoscia che provo in un centro commerciale è paragonabile solo a quella che mi dà, per altri e ben più seri motivi, l’entrare in un ospedale. In un ospedale vedo la malattia fisica delle persone, in uno “shopping center” quella mentale. Mi riferisco ad uno degli innumerevoli casi di follia di massa durante una delle mille offerte extra pubblicizzate in questi posti. Correva l’estate 2005, il centro mi pare fosse Milano Fiori e la gente faceva a gomitate (letteralmente!) per un telefonino cellulare in offerta!

Un centro commerciale è la negazione di tutto ciò che è genuino, individuale, spontaneo. È la consacrazione della qualità alla quantità.

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Fermo e diretto l’intervento, pubblicato su Il Quaderno, di Alessio Masone, cofondatore della Rete Arcobaleno di Benevento, che si esprime sulla polemica sollevata da Ugo Del Sorbo, presidente dell’associazione Democrazia Partecipata, in merito all’attività associativa portata avanti dal capogruppo comunale del Pdl, Nazzareno Orlando.

Di seguito, l’intervento di Alessio Masone (I ruoli della politica e dell’associazionismo: Parliamone), come riportato, parzialmente, dal quotidiano online.

Nessuno è contro l’associazione Parliamone, di cui stimiamo, senza dubbio, i promotori. Si teme solo il duplice ruolo di Nazzareno Orlando: sebbene egli sia un’ottima persona, un politico colto e valente, la democrazia ha bisogno del pluralismo di quei ruoli che devono restare, garantisticamente, opposti, l’uno all’altro. Anche per questo, è comprensibile il disagio di quelle associazioni che hanno difficoltà a radunare una manciata di partecipanti alle loro iniziative, mentre una specifica associazione, essendo promossa da un esponente politico, già assessore e, in futuro, probabile sindaco o deputato, riesce a coinvolgere frotte di simpatizzanti o, comunque, a riscuotere risonanza sul territorio.

Qualcuno ha scritto che Orlando, tramite l’associazione Parliamone, ha promosso iniziative a favore di temi, senza colore politico, come quella contro la povertà e i cambiamenti climatici o quella a favore dell’intitolazione di uno spazio pubblico a Giancarlo Siani, il giornalista trucidato dalla camorra. Orlando è parte della società civile che, con coerenza, concretamente, è a favore della legalità, della giustizia sociale e della tutela ambientale?

O, in quanto esponente di rilievo di un partito verticistico per antonomasia, è parte di quel sistema partitico che, di destra e di sinistra, per sopravvivere, alla ricerca di consensi e finanziamenti, dialoga con le grandi aziende (opere pubbliche, project financing e edilizia residenziale), di fatto, agevolando il braccio imprenditoriale della camorra, distruggendo la qualità ambientale del territorio e aumentando la disparità tra ricchi e poveri. Il vero Orlando è quello che dice o quello che fa?

Orlando, con la sua buona fede, rischia di consentire alla politica di mettere il cappello sulla società civile e di legittimare la classe politica nel suo agire sconsiderato. Le associazioni, con la loro metodologia e con le loro idee, hanno il compito di condizionare i politici più illuminati, come Orlando: se un esponente politico del XXI secolo crede nella portata innovativa dell’associazionismo, dovrebbe mettersi in ascolto delle associazioni già esistenti sul territorio e non farsene una, personalizzata e su misura, per non farsi contaminare, neanche, ora, dal mondo in cambiamento”.

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NO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI

Firma l’appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra

Banner "Niente regali alle mafie"
 
Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell ‘impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”

don Luigi Ciotti – presidente di Libera e Gruppo Abele


per firmare l’appello:

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