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Archive for the ‘Nuovo ambientalismo’ Category

Sabato e domenica, 18 e 19 settembre 2010 con Rete Arcobaleno.
Escursioni con Lerka Minerka e CAI Club Alpino Italiano BN
Laboratori della rinascita – Piazzetta dell’EcoVicinanza con associazioni ecosolidali, produttori locali e artigiani.
Giochiamo con lentezza. Musica e tavolate.

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In caso di mancata visualizzazione, cliccare su:
http://www.youtube.com/watch?v=7yA1TS07HuU


Il sito di Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI)
http://www.domenicofiniguerra.it/

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Fermo e diretto l’intervento, pubblicato su Il Quaderno, di Alessio Masone, cofondatore della Rete Arcobaleno di Benevento, che si esprime sulla polemica sollevata da Ugo Del Sorbo, presidente dell’associazione Democrazia Partecipata, in merito all’attività associativa portata avanti dal capogruppo comunale del Pdl, Nazzareno Orlando.

Di seguito, l’intervento di Alessio Masone (I ruoli della politica e dell’associazionismo: Parliamone), come riportato, parzialmente, dal quotidiano online.

Nessuno è contro l’associazione Parliamone, di cui stimiamo, senza dubbio, i promotori. Si teme solo il duplice ruolo di Nazzareno Orlando: sebbene egli sia un’ottima persona, un politico colto e valente, la democrazia ha bisogno del pluralismo di quei ruoli che devono restare, garantisticamente, opposti, l’uno all’altro. Anche per questo, è comprensibile il disagio di quelle associazioni che hanno difficoltà a radunare una manciata di partecipanti alle loro iniziative, mentre una specifica associazione, essendo promossa da un esponente politico, già assessore e, in futuro, probabile sindaco o deputato, riesce a coinvolgere frotte di simpatizzanti o, comunque, a riscuotere risonanza sul territorio.

Qualcuno ha scritto che Orlando, tramite l’associazione Parliamone, ha promosso iniziative a favore di temi, senza colore politico, come quella contro la povertà e i cambiamenti climatici o quella a favore dell’intitolazione di uno spazio pubblico a Giancarlo Siani, il giornalista trucidato dalla camorra. Orlando è parte della società civile che, con coerenza, concretamente, è a favore della legalità, della giustizia sociale e della tutela ambientale?

O, in quanto esponente di rilievo di un partito verticistico per antonomasia, è parte di quel sistema partitico che, di destra e di sinistra, per sopravvivere, alla ricerca di consensi e finanziamenti, dialoga con le grandi aziende (opere pubbliche, project financing e edilizia residenziale), di fatto, agevolando il braccio imprenditoriale della camorra, distruggendo la qualità ambientale del territorio e aumentando la disparità tra ricchi e poveri. Il vero Orlando è quello che dice o quello che fa?

Orlando, con la sua buona fede, rischia di consentire alla politica di mettere il cappello sulla società civile e di legittimare la classe politica nel suo agire sconsiderato. Le associazioni, con la loro metodologia e con le loro idee, hanno il compito di condizionare i politici più illuminati, come Orlando: se un esponente politico del XXI secolo crede nella portata innovativa dell’associazionismo, dovrebbe mettersi in ascolto delle associazioni già esistenti sul territorio e non farsene una, personalizzata e su misura, per non farsi contaminare, neanche, ora, dal mondo in cambiamento”.

(per leggere l’articolo integrale,  clicca su continua a leggere) (altro…)

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Il “Movimento per le identità urbane e rurali beneventante” si propone di tutelare i nostri luoghi dal rischio:

– di essere inglobati nell’area metropolitana campana, a causa di maggiori collegamenti con Napoli;

– di rinunciare all’economia rurale, ambientale e turistica del territorio, a causa di una piattaforma logistica che favorirebbe solo poche grandi aziende estranee al territorio.

Il Movimento propone la realizzazione di un Ente Fiera che, alternativo alla piattaforma logistica, attraendo visitatori, agevolerebbe la vocazione turistica e agroalimentare del Sannio, avvantaggiando un’economia diffusa a favore della generalità delle piccole imprese locali: sulle complessive 32 000 aziende registrate presso la Camera di Commercio di Benevento, 14 500 sono agricole.

Quando, ormai, l’economia di scala e l’estrema mobilità di merci, tipiche della produzione industriale centralizzata e della grande distribuzione, sono in recessione, le aree, come il Sannio, non industrializzate e a bassa densità demografica, sono quelle più avvantaggiate per agganciare quell’economia che, basata sulla filiera corta, sulla sicurezza agroalimentare, sul turismo ambientale e culturale, costituisce l’unico comparto in espansione nel XXI secolo. Nel 2008, il comparto agroalimentare è risultato l’unico, in Italia, in crescita. Negli ultimi quindici anni, le industrie europee hanno espulso il 30% della classe operaia e i container, ormai, sostano inutilizzati nei porti internazionali.

La popolazione mondiale, già oltre i 6,5 miliardi, crescendo al ritmo di 84 milioni di individui annui, nel giro di pochi anni, giungerà alla preoccupante cifra di 8 miliardi. A quel punto, non basteranno tutti i terreni coltivabili del pianeta per soddisfare la domanda alimentare della popolazione mondiale. Non a caso, i governi cinese, sudcoreano e statunitense hanno già proceduto ad acquisire, in Africa, vasti territori agricoli per tutelare la propria sovranità alimentare. Considerando che, nei paesi in via di sviluppo, è in continua crescita il consumo pro capite di alimenti, il comparto agroalimentare, nel futuro, sarà più strategico del comparto industriale.

Mentre è in corso questa inversione di tendenza, in pochi anni, dopo un eccesso di isolamento, nel caso si realizzino maggiori collegamenti con l’area metropolitana (la bretella autostradale CE-BN e la linea metropolitana NA-BN) e una piattaforma logistica da 420 ettari (grande quanto la metà di Benevento), il Sannio si ritroverebbe ad essere un sobborgo di Napoli e stravolgerebbe la propria identità rurale e sociale, dilapidando un patrimonio che costituisce, per il prossimo futuro, un fattore di crescita e benessere che poche altre realtà vantano.

I nostri amministratori, con scarsa lungimiranza, infatti, vogliono realizzare nel territorio beneventano, finanche con orgoglio, quel modello di sviluppo che, ormai in declino, si è dimostrato fallimentare nell’area metropolitana napoletana, in termini occupazionali, di vivibilità, di costo della vita, di salubrità pubblica e di legalità.

Per tutte queste ragioni, il Movimento, promosso dalla Rete Arcobaleno, suggerisce alla classe dirigente di non inseguire una strategia votata al massimo della cementificazione e dell’infrastrutturazione che, per la comunità beneventana, comporterebbe un aumento di polveri sottili e del costo della vita e la perdita della vocazione ambientale e rurale, a danno di quell’indotto turistico e agroalimentare, già cospicuo e in trend di espansione.

Benevento, 31 luglio 2009
              Rete Arcobaleno Benevento – Rete di economia ecosolidale
              Alessio Masone

https://beneventoecosolidale.wordpress.com/movimenti/movimento-per-le-identita-urbane-e-rurali-beneventane/

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Art'Ap-010809

“Movimento per le identità urbane e rurali beneventane”

 Il movimento si propone di tutelare i nostri luoghi dal rischio:

– di essere inglobati nell’area metropolitana campana, a causa di maggiori collegamenti con Napoli;

– di rinunciare all’economia rurale, ambientale e turistica del territorio, a causa di una Piattaforma logistica.

 La crescita demografica delle aree metropolitane ha toccato il suo culmine e, negli ultimi quindici anni, si assiste ad una inversione di tendenza che vede la crescita dei piccoli centri, a scapito delle grandi città.

L’isolamento, che nel XX secolo aveva costituito un limite allo sviluppo, ora nel XXI secolo, col senno di poi, sta risultando essere un vantaggio competitivo, in termini di risorse identitarie ed economiche.

Il Movimento si prefigge, quindi, la difesa delle identità dei luoghi, dell’ambiente, delle risorse e di quell’economia locale che, basata sull’agroalimentare e sulla filiera corta, costituisce il modello di sviluppo in espansione in questo secolo: negli ultimi quindici anni, le industrie europee hanno espulso il 30% della classe operaia e i container, ormai, sostano inutilizzati nei porti internazionali.

Il mondo vedrà emergere, come protagonisti del XXI secolo, la provincia e i piccoli centri: casseforti di biodiversità e di vivibilità che, con il loro modello culturale, hanno conservato, a dispetto delle omologanti aree metropolitane, un’identità e un’economia reale.

La provincia, finora periferia dell’impero ma luogo privilegiato della filiera corta, in termini economici e sociali, sarà, nei prossimi decenni, un modello da estendere alle aree metropolitane.

Mentre è in corso questa inversione di tendenza, in pochi anni, dopo un eccesso di isolamento, nel caso si realizzino maggiori collegamenti con l’area metropolitana (la bretella autostradale CE-BN e la linea metropolitana NA-BN) e una piattaforma logistica da 420 ettari (grande quanto la metà di Benevento), il Sannio si ritroverebbe ad essere un sobborgo di Napoli e stravolgerebbe la propria identità rurale e sociale, dilapidando un patrimonio che costituisce, per il prossimo futuro, un fattore di crescita e benessere che poche altre realtà vantano.

La popolazione mondiale, già oltre i 6,5 miliardi, crescendo al ritmo di 84 milioni di individui annui, nel giro di pochi anni, giungerà alla preoccupante cifra di 8 miliardi. A quel punto, non basteranno tutti i terreni coltivabili del pianeta per soddisfare la domanda alimentare della popolazione mondiale. Non a caso, i governi cinese, sudcoreano e statunitense hanno già provveduto ad acquistare, in Africa, vasti territori agricoli per tutelare la propria sovranità alimentare. Considerando che, nei paesi in via di sviluppo, è in continua crescita il consumo pro capite di alimenti, il comparto agroalimentare, nel futuro, sarà più strategico del comparto industriale.

Quando, ormai, l’economia di scala e l’estrema mobilità di merci, tipiche della produzione industriale centralizzata e della grande distribuzione, sono in recessione, le aree, come il Sannio, non industrializzate e a bassa densità demografica, sono quelle più avvantaggiate per agganciare quell’economia che, basata sulla filiera corta, sulla sicurezza agroalimentare, sul turismo ambientale e culturale, costituisce l’unico comparto in espansione nel XXI secolo. (altro…)

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Filosofia verde
Scritto da Ubaldo Nicola
Tratto da Diogene N° 15 Editoriale

Ci sono pensieri inquinanti e pensieri sostenibili? Il profeta della
lotta al riscaldamento globale, _Al Gore, accusa la filosofia
occidentale di aver allevato un uomo narcisista e superbo, che
credendosi signore del mondo scorrazza come un predone provocando
devastazioni ovunque arrivi_. E poi ci mettiamo a parlare di foreste
vergini e luoghi incontaminati, implicitamente rassegnati all’idea che
gli unici luoghi non sfigurati siano quelli dove non abbiamo ancora
messo piede. Aristotele, Bacone, Cartesio, un po’ tutti i padri
spirituali del razionalismo vengono messi sotto processo: l’imputazione
è di averci fatto perdere l’antica saggezza del vivere in armonia con la
natura, per inseguire il delirio di onnipotenza di chi vuole rifare la
Terra a sua immagine e somiglianza.

Atteggiamento riassumibile in un termine: antropocentrismo, un fattore
che inquina le menti predisponendo un terreno fertile per
l’irresponsabilità ambientale, tanto quello che conta è solo l’uomo,
anzi, l’utile più immediato, per non dire il capriccio. Perché non si
inceppi il ciclo depredazione-consumo-rifiuti c’è bisogno di una
mentalità che lo consideri il “normale” modo di soddisfare i nostri
bisogni. (altro…)

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Crollo del centralismo ideologico:
identità locale e informazione orizzontale come modello culturale per il XXI secolo

di Alessio Masone e Tullia Bartolini

Negli anni sessanta e settanta, il mondo delle università costituiva l’epicentro dei fermenti culturali e innovativi della nostra società. Al contrario, in questo inizio di secolo, di fronte alle emergenze recessive, occupazionali, ambientali e democratiche, le sedi universitarie non sono luoghi di confronto capaci di imprimere alla società una svolta risolutiva.

Questo stesso limite è da attribuire anche ad altre figure, quali l’intellettuale, il politico e il giornalista: tutte accomunate dal non possedere gli strumenti per analizzare ed affrontare il cambiamento sociale in corso. 

Tra le tante ragioni di questa incapacità, c’è sicuramente il vuoto delle ideologie che si è formalizzato con il crollo del Muro di Berlino. Ma, a ben vedere, le figure in crisi sono accumunate anche da un’identica strategia operativa: il centralismo e il verticismo, tipici della concentrazione della produzione di beni. Essi hanno strutturato, fino ad oggi, anche la modalità di circolazione dei valori e delle esperienze nel mondo della cultura e della politica.

Probabilmente, unitamente all’incapacità reattiva delle grandi imprese di fronte al declino di quel modello di sviluppo che proliferava centralizzando la produzione e le popolazioni in grandi agglomerati urbani, anche tutti i luoghi deputati all’analisi di una società in cambiamento (come le università, i giornali, il parlamento, i partiti, tutti strutturati verticisticamente) non sono più in grado di dare risposte. (altro…)

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