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Posts Tagged ‘acqua bene comune’

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http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

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Alex Zanotelli interviene sull'Acqua bene comune - 4 giugnio 2010 Libreria Masone BN

Alex Zanotelli - 4 giugno 2010 - Colori del cinema

Il pubblico in ascolto di Alex Zanotelli - 4 giugno 2010 libreria masone

Marilina Mucci su Acqua Bene Comune - 4 giugno 2010 libreria masone bn

Maria Masone e Alex Zanotelli su Acqua Bene Comune - 4 giugno 2010

I Teretuppete e Fiore Ranauro interpretano brani dedicati all'acqua

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Venerdì, 4 giugno 2010, ore 20.30, presso la libreria Masone Alisei di Benevento, il Comitato Provinciale per la Campagna Referendaria per l’acqua pubblica, sarà protagonista de “I colori del cinema”, rassegna della biodiversità e della coesione sociale.
Introduce la serata Marilina Mucci, referente del Comitato Provinciale. A seguire, l’intervento di Alex Zanotelli, promotore nazionale della campagna referendaria. Segue la proiezione de “La storia dell’acqua in bottiglia” (2010, 8 min.), video di Annie Leonard. Maria Masone, altra referente del Comitato Provinciale, interverrà su “Acqua bene comune”. A conclusione, il gruppo etnico Teretuppete e Fiore Ranauro interpreteranno, tra gli altri, anche un brano scritto da Ranauro sull’acqua bene comune.   
 
Durante l’evento, si raccoglieranno le firme per la presentazione dei tre quesiti referendari.  

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Acqua bene comune:

Il 1° maggio, firma a Benevento, in piazza Santa Sofia.

Il 1° e il 2 maggio, firma a San Salvatore Telesino.

 

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari contro la privatizzazione della gestione dell’acqua.

Il  1° e  il 2 maggio la raccolta firme per i 3 referendum passa per i banchetti.

Le associazioni beneventane della Rete Arcobaleno e i Comitati civici di San Salvatore Telesino e Guardia Sanframondi e Cittadini in Movimento hanno aderito al Comitato nazionale per la campagna referendaria per dare il loro contributo a questa battaglia che, a partire  dalla difesa di un bene essenziale e diritto universale dell’uomo, vuole rilanciare la difesa dell’ambiente e dei beni e servizi pubblici, sempre più negati in nome del profitto di pochi speculatori.

I beni essenziali alla vita non possono essere piegati alla logica della speculazione e del mercato.

Per approfondimenti e dettagli sulla campagna visita il sito: www.acquabenecomune.org

PS: al banchetto munirsi di un documento di riconoscimento

FIRMIAMO TUTTI PER L’ACQUA BENE COMUNE

Sabato 1° maggio 2010
Benevento – Piazza Santa Sofia

 Sabato 1° Maggio
San Salvatore Telesino – Largo Chiesa 17.30-19.00

Domenica 2 Maggio
San Salvatore Telesino – Piazza Nazionale  10.00-13.00

www.beneventoecosolidale.wordpress.com

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L’acqua è ormai una merce. E con la benedizione di politici e media si appresta a diventare – da bene comune e diritto di tutti – un affare per pochi. Una torbida verità la cui fonte è la recente riforma dei servizi pubblici locali.  Questo libro ricostruisce la storia della privatizzazione dell’acqua in Italia dal 1994 a oggi, dimostrando come e perché la gestione pubblica degli acquedotti può essere la più efficiente.
 

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20 Marzo 2010 – Manifestazione nazionale a Roma

Appello per la manifestazione
Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa

Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione del servizio idrico portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.

Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).

Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.

La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.

Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale a Roma sabato 20 marzo, per bloccare le politiche di privatizzazione della gestoione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme “L’acqua fuori dal mercato!”.

Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone.

La perdurante crisi economica, occupazionale, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, consumi e vita.
Il recente fallimento del summit ONU di Copenaghen è solo l’ultimo esempio dell’inadeguatezza delle politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità.

Se il mercato ha prodotto l’esasperazione delle diseguaglianze sociali, la cronicità della devastazione ambientale e climatica, la drammaticità di grandi migrazioni di massa, non può essere lo stesso mercato a porvi rimedio.

Analogamente alle battaglie sull’acqua, in questi anni e in moltissimi territori, sono nate decine di altre resistenze in difesa dei beni comuni.

Significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative nel segno della democrazia condivisa, stanno tenacemente contrastando la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.

Rappresentano esperienze, culture e storie anche molto diverse fra loro, ma ugualmente accomunate dalla voglia di trasformare questo insostenibile modello sociale, difendendo i beni comuni contro la mercificazione, il lavoro contro la sua riduzione a costo, la salute contro tutte le nocività, i territori contro le devastazioni ambientali.

Chiamiamo tutte queste realtà a costruire assieme la manifestazione nazionale di sabato 20 marzo.

Ciascuna con la propria esperienza e specificità, ciascuna con la propria ricchezza e capacità.

Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, ponga con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
http://www.acquabenecomune.org/

 

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Dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua
http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7218

Fonte : domani.arcoirs.tv
http://domani.arcoiris.tv/?p=4186#more-4186

Il sistema Caltagirone

Dalle sfide al nord industriale alla conquista del sud ; dall’acquedotto pugliese ai porti turistici di Sicilia, una storia imprenditoriale emblematica, all’insegna della Roma caput mundi, con tanti lati in ombra.

di Carlo Ruta

Con la sua morte, Gaetano Caltagirone chiude in un certo senso l’album dei ricordi della dinastia romana. Ancora in vita costituiva in effetti l’emblema di un passato, mosso e ingombrante. Altri nomi della famiglia, con strategie affinate, sono entrati in gioco, hanno superato i passaggi più tortuosi del paese, mostrandosi oggi, tanto più oggi, in perfetta linea con i tempi. Con le sue disinvolture, Gaetano ha tracciato probabilmente delle coordinate, forse è stato pure un pioniere, percependo già, per esempio, l’importanza del binomio imprenditoria-giornali. Era tuttavia espressione di un mondo che è andato fuori tempo. Quelli che si sono fatti avanti, durante e dopo, non sono venuti allora a raccoglierne il testimone, ma, soprattutto, a rigettarne l’eredità, dichiarandosi diversi. Ma quanto lo sono nella sostanza ? I Caltagirone, lungo i decenni hanno espresso un metodo, che si è tradotto man mano in un sistema di potere, in un ordine di cose. Hanno esercitato un’influenza forte e condizionante sull’informazione, oltre che sulla politica. La loro storia s’intreccia infatti con quella dei tanti giornali che sono finiti nelle loro mani. Hanno fatto quindi scuola. E da tale scuola, forse, ha potuto trarre qualcosa pure Silvio Berlusconi. Oggi fanno capo alla famiglia romana il Messaggero, il Mattino di Napoli, il Gazzettino di Venezia, il Corriere Adriatico, il Nuovo Quotidiano di Puglia, il quotidiano gratuito Leggo, altre testate ancora. I destini degli imprenditori romani restano saldati comunque ai business industriali che più contano, alla finanza, alla borsa, alle sedi del potere reale. E per definirne i modi è il caso di fare, anzitutto, un po’ di storia. (altro…)

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“Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.” 

L’acqua è un diritto non una merce! 

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA! 

 

FIACCOLATA PER IL DIRITTO ALL’ACQUA

  

lunedì 14 dicembre ore 17,30 

  

Davanti al Comune di Napoli Piazza Municipio 

 
DICIAMO NO all’articolo 15 della legge Ronchi che privatizza la gestione dell’acqua dei rifiuti e dei trasposti pubblici locali. 

VOGLIAMO che la Regione Campania impugni l’articolo 15 della legge Ronchi per incostituzionalità così come già fatto dalla Regione Puglia e dalla regione Marche 

VOGLIAMO l’immediata attuazione della delibera del Comune di Napoli del 30 luglio che sancisce tariffe agevolate per i redditi più bassi e l’istituzione del “minimo vitale idrico”, ossia 50 litri al giorno gratis a persona per la soddisfazione dei bisogni primari 

VOGLIAMO che il Comune di Napoli riconosca nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all´acqua, ossia l´accesso all´acqua come diritto umano, universale e lo status dell´acqua come bene comune pubblico; e riconosca anche nel proprio Statuto Comunale che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale alla vita, per garantire l´accesso all´acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini. 

VOGLIAMO che l’ARIN S.p.A. ritiri immediatamente la decisione di tagliare l’acqua ai cittadini indietro con i pagamenti per evitare una emergenza sociale e sanitaria. 

SAPPIAMO CHE SIGNIFICA PRIVATIZZAZIONE: aumenti delle tariffe, peggioramento del servizio, meno controlli e peggioramento della qualità dell´acqua, nessuna tutela dei lavoratori. Tutto in nome del profitto di queste aziende. 

No alle aziende private! GESTIONE PUBBLICA DELL’ACQUA ORA! 

Invitiamo i cittadini e le cittadine tutte che hanno a cuore il bene comune acqua, i lavoratori e le lavoratrici dei servizi idrici della provincia di Napoli, gli attivisti e le comunità in lotta contro lo scempio ambientale del nostro territorio e per un altro piano rifiuti, a partecipare alla fiaccolata 

   

Comitato per l’Acqua Pubblica – Napoli

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Napoli, 19 novembre 2009

Acqua privatizzata

                                        “MALEDETTI  VOI..!”

Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :” Maledetti voi ricchi….!”

Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua .

Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.

E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.

A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni  all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni  moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? “

Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.

Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni. (altro…)

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Il Governo rischia di “annegare” e pone la fiducia.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, per l’ennesima volta, ha posto la fiducia, questa volta sul “decreto Ronchi” già approvato dal Senato. In parole povere, il “decreto Ronchi” è la base per la liberazione dei servizi pubblici locali, compresa e, soprattutto, l’acqua. Porre la fiducia su un tema così importante, secondo Ekoclub International di Benevento e del suo Presidente Luigi La Monaca, è un atto di forza dovuto certamente alla debolezza che sta dimostrando la maggioranza che governa il Paese, ma questo non giustifica il decidere con la “forza” su un tema così importante per il popolo italiano.

L’acqua, nel testo del “decreto Ronchi” pur restando di proprietà pubblica, verrebbe gestita completamente da privati tranne in casi eccezionali. Come si fa a fare gestire un bene di tutti da pochi? L’acqua, a differenza di altri beni di prima necessità, non è una produzione di industrie o una trasformazione di risorse naturali ma è, semplicemente, un bene naturale di proprietà di tutti gli uomini, è come se si volesse privatizzare l’aria che respiriamo (ci auguriamo di non aver dato un suggerimento al Governo)!

Ekcoclub International Benevento, ancora una volta, afferma che l’acqua deve essere distribuita dai Comuni e, soprattutto, in maniera gratuita! Le uniche spese giustificate, a carico degli utenti, dovrebbero essere quelle di gestione del flusso idrico e delle eventuali riparazioni e ripristino, è assurdo dare un prezzo ad un bene di proprietà della collettività, ed è ancora più assurdo che il prezzo vari a seconda del gestore e addirittura quotato in borsa!

Ancora una volta evidenziamo che le condotte idriche italiane, e soprattutto quelle che gravitano sul territorio campano, sono un vero e proprio colabrodo, oltre il 50% dell’acqua sorgiva si perde nelle condotte con un danno enorme per la collettività, e il Governo, invece di stanziare fondi per il ripristino delle condotte, affida l’acqua ai privati che, ovviamente ne faranno un affare enorme e, certamente non avranno alcun interesse a riparare le condotte, infatti, così facendo, aumenterebbe la quantità d’acqua disponibile e per una legge economica il “prezzo” diminuirebbe con un danno economico per tutti coloro che dell’acqua vogliono fare un “BUSINESS”!

Benevento 18 novembre 2009

                                                             Luigi La Monaca

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Il governo blinda il decreto Ronchi. Ronchi: “Vogliamo velocizzare”
Stabilita la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, il pubblico sotto il 30%

Acqua privatizzata, via alla fiducia
L’opposizione: “Saliranno i prezzi”

La Lega in difficoltà: “Votiamo ma non ci piace”

ROMA – Via libera alla privatizzazione dell’acqua. Il governo, per la 28esima volta, pone la fiducia sul decreto salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua. E scatena l’ennesima bagarre con l’opposizione. A cui le motivazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito (“scelta per velocizzare i tempi”) non bastano. Anche perché di tempo per l’esame della Camera ce n’era: il decreto, che l’esecutivo considera blindato, scade fra una settimana.

Tema del contendere è il cosidetto ‘decreto Ronchi’ che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l’affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l’assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall’ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.

La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi ‘piu’ dilatati per quanto riguarda i rifiuti.

Durissima la reazione dell’opposizione. Angelo Bonelli dei Verdi lancia l’idea di un “referendum” per dire no all’acqua in mano ai privati. “Pochi grandi gruppi faranno affari d’oro a discapito dei cittadini che subiranno l’aumento delle tariffe dell’acqua” spiega Marina Sereni del Pd. Per Massimo Donadi dell’Idv quella attuale è una maggioranza “appecoronata felice di non lavorare per un giorno”. Mentre Michele Vietti (Udc) ricorda come il testo sia stato per troppo all’esame del Senato. Una circostanza condivisa anche da Simone Baldelli del Pdl, secondo cui “servono regole certe sui tempi certi per l’esame dei provvedimenti”. Ma anche la lega non nasconde le perplessità. “Voteremo la fiducia – dice il vicepresidente dei

deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni – ma avremmo voluto migliorare il testo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell’acqua pubblica”. Ora il Carroccio preannuncia la presentazione di un ordine del giorno al decreto, e non esclude la presentazione di modifiche già in finanziaria.

Il voto di fiducia ci sarà domani alle ore 15, mentre quello finale è previsto per le ore 13 di giovedì, dopo le dichiarazioni di voto in diretta tv.

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Guerra dell’acqua in Parlamento – “Deve restare un bene comune
di Paolo Rumiz – 5 novembre 2009 – la Repubblica


Con le reti idriche allo sfascio, l’Italia accelera la privatizzazione dell’acqua. Il Parlamento sta discutendo la legge che obbliga a mettere in gara i servizi e ridurre a quote minoritarie la mano pubblica nella gestione, ma nessuno sa dove trovare le risorse per ricuperare questo pazzesco “gap” infrastrutturale.

I lavori necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto. Questo mentre 8 milioni di cittadini non hanno accesso all’acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud. Sono più di vent’anni che si investe al lumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci. Un quadro da Terzo Mondo. Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti.

Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient’altro che il solito polverone. Uno scontro di “teologie”: con una maggioranza che crede nell’efficacia salvifica della gara d’appalto e della quotazione in Borsa, e una minoranza che invoca il principio assoluto dell’acqua “bene comune”. In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, e non intendono alienare “l’acqua del sindaco”, intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio.


Nell’agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato cos carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta in più verso i privati. Stavolta è d’accordo anche la Lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%. Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono. Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale per l’acqua – ultima trincea del pubblico servizio – minaccia fuoco e fiamme.

“In nessun’altra parte d’Europa – attacca il presidente Emilio Molinari – si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un call center”.
Contro il provvedimento s’è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s’è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed ha non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l’acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d’Europa (si dice che abbia dato più da… mangiare che da bere ai pugliesi). Al grido di “l’acqua è una cosa pubblica” ora si tenta la storica marcia indietro, anche se non si ha la più pallida idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone. (altro…)

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Quanta acqua c’è sul pianeta
La percentuale di quella dolce, rispetto al totale è solo il 2,5 %.
Di questa quantità, ben il 70% è bloccato nei ghiacciai e nelle calotte polari.
La percentuale di TUTTA l’acqua dolce che è utilizzabile per usi umani è inferiore all’1% di tutta quella disponibile
sul pianeta, ghiacciai e poli compresi.
 
Qual è il consumo medio, in un anno, per persona, di acqua dolce?
Negli Stati Uniti: 1.851.170 litri a persona
In Italia: circa 810.000 litri a persona
In Africa: 245.944 litri a persona 
 
Quali sono le Nazioni in cui si consuma più acqua imbottigliata?
Al primo posto: gli Stati Uniti, con 26 miliardi di litri
Al secondo: Il Messico, con 18 miliardi di litri
Al terzo e quarto, più o meno a pari merito: Cina e Brasile, con circa 12 miliardi di litri
Al quinto e sesto posto, anche qui più o meno a pari merito: Italia e Germania, con circa 10 miliardi di litri. 
IN ITALIA, LA MEDIA DEL CONSUMO E’ DI CIRCA 185 LITRI DI ACQUA MINERALE PER PERSONA.
 
Quante persone, nel mondo, non hanno accesso a fonti di acqua sicure e utilizzabili?
1 miliardo e 100 milioni 
 
E quante non hanno accesso ad adeguati sistemi di fognature e depurazione?
2,6 miliardi 
 
Numero delle persone che muoiono, ogni anno, a causa dell’uso di acqua non potabile o per malattie dovute ad assenza di fognature:
1 milione e 600mila 
 
Numero di persone che vivono in Paesi dove è accertato lo il sovra sfruttamento, insostenibile, delle falde acquifere:
Circa 3,5 miliardi 
 
Quanta acqua in bottiglia si consuma? Consumo globale di acqua minerale, o imbottigliata, nel mondo (dati 2004):
154 miliardi di litri 
 
Andamento dei consumi nei cinque anni 1998-2004
Incremento del 57 %
 
E quanto si spende, ogni anno nel mondo, per l’acqua minerale o imbottigliata?
100 miliardi di dollari
 
Altri spunti su cui riflettere
– In alcuni Paesi e per alcune marche, un litro di acqua minerale costa di più di un litro di benzina.
– Oltre un quarto di tutta l’acqua in bottiglia commercializzata percorre in nave, treno o camion, lunghissime distanze per raggiungere i
consumatori. Una marca di acqua imbottigliata in Finlandia arriva fino in Arabia Saudita, percorrendo quasi cinquemila chilometri e bruciando
incredibili quantità di carburante da fonti non rinnovabili.
– Negli Stati Uniti si può comprare acqua imbottigliata nelle Isole Fiji, distanti qualcosa come novemila chilometri.
– Energia fossile, non rinnovabile, è usata anche per produrre le bottiglie. Dal petrolio, infatti, si fabbricano le bottiglie di PET-polietilen-tereftalato. La quantità di petrolio utilizzata in un anno negli USA per produrre le bottiglie è pari a 17 milioni di barili, quanta ne basterebbe per far viaggiare l’intero parco automobilistico di quel Paese per un anno.
– Sempre negli USA, quasi il novanta percento delle bottiglie di plastica finisce poi in discarica, dove ci mette più di mille anni per degradarsi.
– Per produrre 1 chilo di PET sono necessari poco meno di 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua; i processi di lavorazione rilasciano
nell’atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica, 0,40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo e 18 grammi di monossido di carbonio. Per non parlare dell’inquinamento da trasporto.

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