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A San Giorgio la Molara (BN ), giornata sulla valorizzazione delle aree interne per presentare “Entroterra”, portale di promozione del territorio. 26 marzo 2011.
Entroterra, il portale di informazione e promozione del territorio sannita, organizza una giornata dedicata alle aree interne che si svolgerà sabato, 26 marzo 2011, in parte sulle tracce dell’antico tratturo e in parte dibattendo sulle opportunità della filiera corta e dello sviluppo rurale. (altro…)

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Nell’ambito della rassegna “I colori del cinema, rassegna della biodiversità e della coesione sociale”, venerdì, 26 novembre 2010, ore 20,30, presso la libreria Masone Alisei di Benevento, Bmagazine, rivista per un’informazione partecipata, e il CODISAM, comitato difesa salute e ambiente di Sant’Arcangelo Trimonte, proietteranno alcuni video di loro produzione. (altro…)

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foto di alessio masone

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di Alessio Masone – 11 dicembre 2009

Avevo scritto con cuore aperto e trasparente, partendo dal particolare (Parliamone) per parlare del generale (l’associazionismo).
Avevo approfittato per parlare di cambiamento dal basso che, sebbene di moda, è un concetto conosciuto solo tramite i luoghi comuni. Penso di avere l’esperienza e il diritto di confrontarmi sull’argomento, senza timore di essere accusato di pretenderne l’esclusiva, come temerariamente afferma Jean Pierre el Kozeh.

Avevo scritto sponsorizzando un’osmosi tra l’associazionismo, in generale, e un politico illuminato (Nazzareno Orlando) che, senza alcuni chiarimenti costruttivi, non potrebbe realizzarsi. E invece, per insicurezza, in risposta, ho ricevuto solo vacua ostilità: ai miei meditati contenuti non si è risposto con costruttive riflessioni ma, con elusiva retorica, tramite domande e accuse. Parliamone vuole promuovere il confronto, ma, quando ciò le riguarda da vicino, il confronto non è più bene accetto.
Questa alzata di scudi, da parte di due esponenti culturali di destra che non vivono il territorio, ma la capitale d’Italia, è dannosa per la credibilità di Parliamone, associazione che vuole dichiararsi apolitica e per le attività dal basso. Ancora di più dannosa, quando l’intervento è firmato da chi, negli anni dell’assessorato di Orlando, gestiva buona parte delle attività culturali promosse dal Comune di Benevento: con fare controproducente, ha riacceso gli animi e le lamentele di tutti quegli artisti e di quei musicisti che non erano graditi da El Kozeh.

El Kozeh, lamentando che le associazioni, nelle loro censure, non sono entrate nel merito delle attività organizzate da Parliamone, non ha considerato che, per tatto e per rispetto della biodiversità delle proposte, noi non abbiamo voluto giudicare le singole attività, ma solo l’impostazione. Comunque, se sollecitati a esprimerci, dobbiamo dire che le attività di Parliamone, almeno quelle che conosciamo, sono generiche adesioni a iniziative promosse da altri, a livello mondiale (La giornata della lentezza, 100 piazze per il clima), oppure generiche attività per rilevare i disagi della popolazione locale, senza utilizzare una specifica visione per decodificare la società in cambiamento (piattaforma logica). Preferendo i processi culturali orizzontali, diffido delle iniziative che, calate identicamente su tutto il pianeta, sono incentivatrici, al di là dell’obiettivo, di un paradigma omologante e spersonalizzante.
Le attività della Rete Arcobaleno, che non è riduttivamente una rete ecologista, ma una rete per un’economia ecosolidale (quindi, per un approccio integrato), sono tutte nate sul territorio, senza condizionamenti diretti di realtà esterne al territorio. Una coraggiosa scommessa, visto il rischio di isolarsi in un panorama culturale ristretto. Ma la scommessa di valorizzare idee espressive delle identità territoriali, per ora, si è dimostrata un’intuizione fertile: a tre anni dalla costituzione, le attività della Rete Arcobaleno sono state oggetto dell’indagine di due tesi di laurea. Difficilmente, l’appello, a esporre fazzoletti azzurri alle finestre per contrastare i cambiamenti climatici, sarà oggetto di una tesi di laurea, almeno fino a quando Orlando non sarà docente universitario.

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Fermo e diretto l’intervento, pubblicato su Il Quaderno, di Alessio Masone, cofondatore della Rete Arcobaleno di Benevento, che si esprime sulla polemica sollevata da Ugo Del Sorbo, presidente dell’associazione Democrazia Partecipata, in merito all’attività associativa portata avanti dal capogruppo comunale del Pdl, Nazzareno Orlando.

Di seguito, l’intervento di Alessio Masone (I ruoli della politica e dell’associazionismo: Parliamone), come riportato, parzialmente, dal quotidiano online.

Nessuno è contro l’associazione Parliamone, di cui stimiamo, senza dubbio, i promotori. Si teme solo il duplice ruolo di Nazzareno Orlando: sebbene egli sia un’ottima persona, un politico colto e valente, la democrazia ha bisogno del pluralismo di quei ruoli che devono restare, garantisticamente, opposti, l’uno all’altro. Anche per questo, è comprensibile il disagio di quelle associazioni che hanno difficoltà a radunare una manciata di partecipanti alle loro iniziative, mentre una specifica associazione, essendo promossa da un esponente politico, già assessore e, in futuro, probabile sindaco o deputato, riesce a coinvolgere frotte di simpatizzanti o, comunque, a riscuotere risonanza sul territorio.

Qualcuno ha scritto che Orlando, tramite l’associazione Parliamone, ha promosso iniziative a favore di temi, senza colore politico, come quella contro la povertà e i cambiamenti climatici o quella a favore dell’intitolazione di uno spazio pubblico a Giancarlo Siani, il giornalista trucidato dalla camorra. Orlando è parte della società civile che, con coerenza, concretamente, è a favore della legalità, della giustizia sociale e della tutela ambientale?

O, in quanto esponente di rilievo di un partito verticistico per antonomasia, è parte di quel sistema partitico che, di destra e di sinistra, per sopravvivere, alla ricerca di consensi e finanziamenti, dialoga con le grandi aziende (opere pubbliche, project financing e edilizia residenziale), di fatto, agevolando il braccio imprenditoriale della camorra, distruggendo la qualità ambientale del territorio e aumentando la disparità tra ricchi e poveri. Il vero Orlando è quello che dice o quello che fa?

Orlando, con la sua buona fede, rischia di consentire alla politica di mettere il cappello sulla società civile e di legittimare la classe politica nel suo agire sconsiderato. Le associazioni, con la loro metodologia e con le loro idee, hanno il compito di condizionare i politici più illuminati, come Orlando: se un esponente politico del XXI secolo crede nella portata innovativa dell’associazionismo, dovrebbe mettersi in ascolto delle associazioni già esistenti sul territorio e non farsene una, personalizzata e su misura, per non farsi contaminare, neanche, ora, dal mondo in cambiamento”.

(per leggere l’articolo integrale,  clicca su continua a leggere) (altro…)

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Crollo del centralismo ideologico:
identità locale e informazione orizzontale come modello culturale per il XXI secolo

di Alessio Masone e Tullia Bartolini

Negli anni sessanta e settanta, il mondo delle università costituiva l’epicentro dei fermenti culturali e innovativi della nostra società. Al contrario, in questo inizio di secolo, di fronte alle emergenze recessive, occupazionali, ambientali e democratiche, le sedi universitarie non sono luoghi di confronto capaci di imprimere alla società una svolta risolutiva.

Questo stesso limite è da attribuire anche ad altre figure, quali l’intellettuale, il politico e il giornalista: tutte accomunate dal non possedere gli strumenti per analizzare ed affrontare il cambiamento sociale in corso. 

Tra le tante ragioni di questa incapacità, c’è sicuramente il vuoto delle ideologie che si è formalizzato con il crollo del Muro di Berlino. Ma, a ben vedere, le figure in crisi sono accumunate anche da un’identica strategia operativa: il centralismo e il verticismo, tipici della concentrazione della produzione di beni. Essi hanno strutturato, fino ad oggi, anche la modalità di circolazione dei valori e delle esperienze nel mondo della cultura e della politica.

Probabilmente, unitamente all’incapacità reattiva delle grandi imprese di fronte al declino di quel modello di sviluppo che proliferava centralizzando la produzione e le popolazioni in grandi agglomerati urbani, anche tutti i luoghi deputati all’analisi di una società in cambiamento (come le università, i giornali, il parlamento, i partiti, tutti strutturati verticisticamente) non sono più in grado di dare risposte. (altro…)

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Comunicato stampa

La Rete Arcobaleno plaude alla realizzazione del “Regolamento del verde” e suggerisce le “Aree Verdi Relazionali”.

Ringraziando la fattiva opera degli assessori Castiello e D’Aronzo nel dotare la città di Benevento di un utile strumento, qual è il “Regolamento del Verde pubblico e privato”, la Rete Arcobaleno rilancia suggerendo all’assessorato all’Ambiente ulteriori obiettivi da perseguire: le “Aree Verdi Relazionali”.

La Rete Arcobaleno sollecita, infatti, gli amministratori a realizzare spazi verdi che non rappresentino, semplicemente, un arredo da ammirare, ma che, coinvolgendo i residenti, come attori del verde, concretizzino luoghi di aggregazione per i cittadini.

Benevento non è riconoscibile per i giardini, ma per i tantissimi orti che affollano le campagne circostanti. Per notarli, non occorre andare lontano: sono nella città, sono vere aree urbane che dialogano con il tessuto urbano.

L’azione da intraprendere dovrebbe riguardare il  recupero degli orti incolti (vuoti urbani) per realizzare un nuovo modello di spazio pubblico, una tipologia di orto-giardino capace di rimandare agli antichi orti urbani della città.

Per raggiungere questo obiettivo, la Rete Arcobaleno propone che siano realizzati, nel centro urbano, gli orti urbani, gli orti scolastici e i “Cortili verdi rionali” e, nelle contrade, gli “OrtoVillaggi”. 

Gli orti urbani e quelli scolastici sono tipologie che, ormai diffuse in tutto il mondo, consentono ai cittadini e alle scolaresche, gestendo, piccole aree pubbliche, dismesse o verdi, di perseguire, tramite la produzione di ortaggi, un rapporto consapevole con il cibo e con il territorio.

I “Cortili verdi rionali”, rispondendo alla necessità di luoghi di aggregazione rionale, per ragazzi ed anziani, utilizzano parte di quelle numerose aiuole che, attrezzate con prati, spesso incolti, non calpestabili, non sono idonee alla sosta, ma solo fruibili visivamente.

La Rete Arcobaleno propone, quindi, l’unificazione, dove possibile (ad esempio, in via F. Flora e via N. Sala), delle aiuole ai marciapiedi, che le contengono, per ottenere cortili urbani utili alla passeggiata e all’intrattenimento dei residenti. Preservando, per ogni aiuola, alberi ed arbusti, utilizzando una pavimentazione calpestabile e idonea al drenaggio dell’acqua piovana, inserendo alcuni elementi in muratura, in funzione di sedute, si persegue un identitario cortile mediterraneo, a scapito di quei prati che necessitano di maggiori costi di gestione.

Gli “OrtoVillaggi”, invece, agevolando il recupero del rapporto città-campagna, prevedono l’interazione degli agricoltori delle contrade beneventane con i cittadini: il coltivatore suddivide e attrezza il proprio fondo in piccoli lotti da locare alle famiglie beneventane che, senza subirne gli inconvenienti, vogliono godere di una porzione di campagna.

Ogni famiglia inquilina utilizza, in modo esclusivo, un lotto, come orto e frutteto biologico, curato per loro conto dall’agricoltore, e come giardino e luogo di salutare svago, ottenendo una relazione continuativa con il contesto rurale. Le famiglie, inoltre, fruiscono degli spazi comuni, come luoghi di aggregazione dove incontrare gli inquilini degli altri lotti.

Portando economia e occupazione nelle contrade, la diffusione degli OrtoVillaggi consentirebbe alla popolazione urbana un approccio di filiera corta nell’approvvigionarsi di cibo, in sicurezza alimentare, e nell’evadere dalla città, senza affrontare centinaia di chilometri, in auto, per raggiungere mete di mare e di montagna.

Le campagne periurbane e il paesaggio, che esprimono, devono tornare ad essere fonte di nutrimento e di occupazione lavorativa, luogo di aggregazione e di identità: in definitiva, devono tornare ad essere luoghi imprescindibili della nostra quotidianità.

In assenza di questo utilizzo economico e sociale, il paesaggio agrario periurbano, diventantando facile preda delle esigenze della politica e dei capitali extraterritoriali, sarà sostituito da cinema multiplex, centri commerciali e infrastrutture, come la piattaforma logistica.

Rete Arcobaleno di economia ecosolidale

Alessio Masone

Benevento, 27 marzo 2009

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La Rete Arcobaleno a proposito del PUC e del Piano Strategico PIU Europa

Una posizione a tutela dei luoghi beneventani dal rischio di essere inglobati nell’area metropolitana, a causa di maggiori collegamenti con Napoli, e dal rischio che sia stravolta la vocazione rurale, ambientale e turistica del territorio, a causa di una piattaforma logistica.

 1) Tutela della qualità di vita quotidiana come attrattore di flussi turistici dalla fascia costiera campana.

Tra le altre trasformazioni sociali in corso, è rilevante che il turismo delle zone interne della Campania è in crescita, mentre è in decrescita la capacità attrattiva della fascia costiera.

Il dato emergente deriva da un bisogno, sempre più diffuso nella popolazione, di raggiungere, non solo i siti di notevole rilevanza artistico/archeologica, ma anche i luoghi dalle connotazioni minimali, ma identitari, che, con la loro qualità di vivibilità quotidiana, consentono al visitatore l’opportunità di permanere per più volte e per periodi più prolungati nei siti delle zone interne.

Il turista del nuovo secolo sta maturando la necessità di individuare mete che non siano da consumare una tantum, ma che consentano l’opportunità di interagire in modo più continuativo e relazionale con il territorio che li ospita.

Per queste motivazioni, si suggerisce di incentivare quella qualità di vita percepibile, dal cittadino e quindi dal visitatore, nei processi quotidiani di utilizzo della dimensione urbana e rurale del nostro territorio.

La città, nell’ansia di valorizzare i beni archeologici, non deve inficiare la qualità di vita nella dimensione quotidiana della popolazione. E’ necessario non cedere alla tentazione di suddividere il territorio in aree specializzate: archeologiche, aggregative, verdi, residenziali, commerciali, amministrative.

Una vivibilità quotidiana pretende che tutte le funzioni siano, non centralizzate, ma diffuse, per quanto possibile, in ogni quartiere: l’autosufficienza rionale, con la sua mobilità corta, è il modulo per una reale qualità di vita.

L’Arcipelago pedonale come centro aggregativo e commerciale diffuso.

Pedonalizzando e valorizzando, almeno una strada minore, non strategica per il traffico veicolare, in ogni rione, si consentirebbe la creazione di luoghi di aggregazione che potrebbero attirare visitatori anche da altri quartieri, andando a perseguire una mobilità turistica intraurbana. L’Isola Pedonale Rionale consentirebbe sempre, anche nei giorni feriali, a tutti i cittadini, soprattutto a bambini ed anziani, di raggiungere, a piedi e in sicurezza, un’area pedonale. Si eviterebbe che i cittadini percorrano, a piedi o in auto, alcuni km nello smog e nel traffico, per fruire poi di soli 1000 metri di passeggiata (salubre?) nel centro storico. Si consentirebbe maggiore visibilità a strade, ora caratterizzate da scarsa attrattività, aumentando anche la superficie dell’offerta commerciale della città. Col tempo, collegando le varie zone pedonali, si concretizzerebbe una rete di isole pedonali (Arcipelago Pedonale) agevolando una maggiore mobilità pedonale e ciclabile.

Il centralismo, che sta abbandonando le modalità dei flussi turistici campani, a favore di un turismo minore e diffusamente distribuito nelle aree interne, sta abbandonando anche le modalità di fruizione dei luoghi all’interno di un centro urbano.

Si suggerisce, pertanto, di non pedonalizzare la strada più nota di ogni rione, ma quelle che, rappresentative del tessuto quotidiano rionale, realizzino moduli di vivibilità da estendere al resto della città.

E’ sconsigliabile la pedonalizzazione di via Napoli, nel rione Libertà, in quanto questa costituisce un’arteria strategica per il traffico veicolare e, al contempo, non è portatrice di vivibilità ai residenti: non è un luogo dove realizzare acquisti a piedi, ma solo un “non luogo” dove dirigersi di proposito per passeggiarvi fuori dall’agire quotidiano. Inoltre, via Napoli, se pedonalizzata, in diverse ore del giorno resterebbe deserta, mentre le strade con funzioni sociali quotidiane sarebbero aggravate di maggiore traffico veicolare, ottenendo un peggioramento della qualità dell’aria e della vita.

Pertanto, nel rione Libertà, è consigliabile pedonalizzare una strada dalle valenze quotidiane come via Cosentini o via Vitelli.

Identità urbane e paesaggio agrario periurbano.

Nel tutelare la vocazione turistica di Benevento, diventa obbligatorio tutelare il paesaggio agrario e le connotazioni naturalistiche quotidiane che circondano la città.

Le città della fascia costiera soffrono la mancanza di quel paesaggio agrario che, realizzando un filtro tra una località e l’altra, sia capace di rigenerare la qualità ambientale dei centri urbani e, delineandone l’identità, sia capace di soluzione di continuità fra i centri urbani.

E’ fondamentale che queste popolazioni, quando visitano Benevento e il suo circondario, in particolare, dirigendosi verso il sito religioso di Pietrelcina, non riscontrino la stessa sgradevolezza che vogliono sfuggire rivolgendosi al nostro territorio: quei grovigli di rampe stradali e snodi intermodali, ma anche quelle strutture commerciali extraurbane che, corredando le vie di collegamento con le località più prossime, cancellano, allo sguardo, il paesaggio agrario e trasformano una cittadina, con una sua identità, in una città senza fine e senza confine con le altre località. 

Pertanto, si suggerisce di non rendere aree commerciali gli assi viari che, gravanti sul territorio comunale, collegano Benevento a Pietrelcina.

2) Realizzazione di un Ente Fiera come alternativa alla piattaforma logistica. (altro…)

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Giornata mondiale dell’Alimentazione
Giovedì, 16 ottobre 2008 – Archivio di Stato di Benevento
Il paesaggio agrario sannita tra passato e futuro

Le campagne periurbane come siti naturalistici quotidiani e come luoghi per un’agricoltura di prossimità
di Alessio Masone

Il variegato paesaggio agrario italiano, parcellizzato in una miriade di piccoli fondi e caratterizzato dall’alternanza di valli e colline, per secoli è stato realizzato e manutenuto da una classe di involontari architetti: il mondo contadino.

Spesso, dimentichiamo che il mestiere più diffuso al mondo è quello dell’agricoltore: circa il 50% della popolazione del pianeta vive di agricoltura.

La popolazione mondiale, ora già oltre i 6,5 miliardi, crescendo al ritmo di 84 milioni di individui annui, nel giro di pochi anni, giungerà alla preoccupante cifra di 8 miliardi.

A quel punto, non basteranno tutti i terreni coltivabili del pianeta per soddisfare la domanda alimentare della popolazione mondiale. Considerando che, nei paesi in via di sviluppo, è in continua crescita il consumo pro capite di alimenti, il comparto agroalimentare, nel futuro, sarà più strategico del comparto industriale.

Quando ormai l’economia di scala, tipica della produzione industriale, è in recessione, quando l’economia virtuale dei mercati finanziari inizia a mostrare i suoi limiti, le aree, come il Sannio, non industrializzate e a bassa densità demografica, sono quelle più avvantaggiate per agganciare quell’economia rurale e dalla filiera corta, unico comparto, insieme al turismo ambientale e culturale, in espansione nel XXI secolo. (altro…)

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