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Posts Tagged ‘.Benevento EcoSolidale’

Se il solo accenno alla possibilità di un blocco dei Tir o dei mezzi di trasporto merce, suscita crisi di panico nella maggior parte dei consumatori; c’è anche chi, di fronte a questa ipotesi, se la ride osservando il mondo delle merci in fibrillazione.

Sono quelli che hanno scelto di acquistare  alimenti da filiera corta attraverso i Gruppi d’Acquisto (http://www.retegas.org/)(GAS Arcobaleno Benevento ordini.arcobaleno@gmail.com ; https://beneventoecosolidale.wordpress.com/associazioni/gas-arcobaleno/ ), .

Quelli che autoproducono il più possibile per sottrarsi all’invadenza di merci spesso inutili e dannose.

Sono quelli che hanno scelto di fare a meno dei surgelati preferendo prodotti freschi acquistati direttamente dal contadino.

Sono quelli che bevono l’acqua del rubinetto evitando di far circolare TIR carichi di acqua della Campania in viaggio per Milano o di acqua di Sondrio spedita a Palermo. L’acqua del rubinetto è, infatti, potabile. In caso contrario non potrebbe essere immessa negli acquedotti. Per eliminare l’odore di cloro basta lasciarla decantare qualche minuto in una brocca. Per eliminare anche il calcare, basta usare una brocca con filtro o applicare appositi filtri ai rubinetti.

Ma sono anche quelli che, vivendo nelle grandi città, vanno in bici, spostandosi in molti casi ad una velocità maggiore (niente code e niente giri a vuoto per parcheggiare).

Si tratta di quella minoranza di italiani che è riuscita a coniugare la scelta ecologica con una migliore qualità della vita e che in queste ore vede ulteriormente premiato il suo stile di vita.

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di Alessio Masone – 11 dicembre 2009

Avevo scritto con cuore aperto e trasparente, partendo dal particolare (Parliamone) per parlare del generale (l’associazionismo).
Avevo approfittato per parlare di cambiamento dal basso che, sebbene di moda, è un concetto conosciuto solo tramite i luoghi comuni. Penso di avere l’esperienza e il diritto di confrontarmi sull’argomento, senza timore di essere accusato di pretenderne l’esclusiva, come temerariamente afferma Jean Pierre el Kozeh.

Avevo scritto sponsorizzando un’osmosi tra l’associazionismo, in generale, e un politico illuminato (Nazzareno Orlando) che, senza alcuni chiarimenti costruttivi, non potrebbe realizzarsi. E invece, per insicurezza, in risposta, ho ricevuto solo vacua ostilità: ai miei meditati contenuti non si è risposto con costruttive riflessioni ma, con elusiva retorica, tramite domande e accuse. Parliamone vuole promuovere il confronto, ma, quando ciò le riguarda da vicino, il confronto non è più bene accetto.
Questa alzata di scudi, da parte di due esponenti culturali di destra che non vivono il territorio, ma la capitale d’Italia, è dannosa per la credibilità di Parliamone, associazione che vuole dichiararsi apolitica e per le attività dal basso. Ancora di più dannosa, quando l’intervento è firmato da chi, negli anni dell’assessorato di Orlando, gestiva buona parte delle attività culturali promosse dal Comune di Benevento: con fare controproducente, ha riacceso gli animi e le lamentele di tutti quegli artisti e di quei musicisti che non erano graditi da El Kozeh.

El Kozeh, lamentando che le associazioni, nelle loro censure, non sono entrate nel merito delle attività organizzate da Parliamone, non ha considerato che, per tatto e per rispetto della biodiversità delle proposte, noi non abbiamo voluto giudicare le singole attività, ma solo l’impostazione. Comunque, se sollecitati a esprimerci, dobbiamo dire che le attività di Parliamone, almeno quelle che conosciamo, sono generiche adesioni a iniziative promosse da altri, a livello mondiale (La giornata della lentezza, 100 piazze per il clima), oppure generiche attività per rilevare i disagi della popolazione locale, senza utilizzare una specifica visione per decodificare la società in cambiamento (piattaforma logica). Preferendo i processi culturali orizzontali, diffido delle iniziative che, calate identicamente su tutto il pianeta, sono incentivatrici, al di là dell’obiettivo, di un paradigma omologante e spersonalizzante.
Le attività della Rete Arcobaleno, che non è riduttivamente una rete ecologista, ma una rete per un’economia ecosolidale (quindi, per un approccio integrato), sono tutte nate sul territorio, senza condizionamenti diretti di realtà esterne al territorio. Una coraggiosa scommessa, visto il rischio di isolarsi in un panorama culturale ristretto. Ma la scommessa di valorizzare idee espressive delle identità territoriali, per ora, si è dimostrata un’intuizione fertile: a tre anni dalla costituzione, le attività della Rete Arcobaleno sono state oggetto dell’indagine di due tesi di laurea. Difficilmente, l’appello, a esporre fazzoletti azzurri alle finestre per contrastare i cambiamenti climatici, sarà oggetto di una tesi di laurea, almeno fino a quando Orlando non sarà docente universitario.

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Mancano pochi giorni all’inizio della conferenza di Copenaghen sul Clima. Il WWF porterà la tua firma al vertice di Copenaghen per chiedere ai Capi di Stato un accordo sul Clima equo ed efficace.  Vote Earth! (Vota la Terra) è la grande campagna mondiale organizzata dal WWF in vista di questo importante appuntamento. Per ottenere dei risultati rilevanti e far sentire la tua voce puoi votare per la Terra, votare per il tuo futuro.

E’ importante agire subito ed essere in tanti … Perchè ogni Voto per la Terra è un voto per te.

Vota ora

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BENEVENTO ECOSOLIDALE MAGAZINE

Il personaggio delle associazioni
Carmela Longo, tra i paesaggi di dentro e i paesaggi di fuori 

Il verticismo delle emozioni è contro il benessere del territorio
di Alessio Masone – Rete Arcobaleno

La bottega delle relazioni ecologiche
Stare bene con sé, con gli altri e con la Terra
Città di Eufemia

Tre progetti per vivere meglio
Al centro “E’ più bello insieme”, un appartamento, un laboratorio e un team sportivo
di Angelo Moretti – E’ più bello insieme – Centro per disabili

Il Calore prima e dopo
I fiumi a Benevento: problemi e soluzioni
di Marta Kocsis – LIPU Benevento

La sostenibilità ambientale del cibo
Conciliare lo sviluppo economico con la tutela dell’ambiente
di Fabio Santucci – Tandem21-Quinua

Un campeggio a Benevento per un turismo alternativo
FIAB Sannio Ambiente e bicicletta

Un autunno ricco di appuntamenti nell’Oasi WWF “Montagna di Sopra” di Pannarano
di Costantino Tedeschi – WWF Associazione Sannio

Contro il vandalismo, la cura del bene comune
FAI Fondo per l’Ambiente Italiano – Delegazione di Benevento

Le escursioni di Lerka Minerka come viaggio nei territori
di Roberto Pellino (ziobacco) – Lerka Minerka
 

 

L’animale va a scuola
Un’esperienza di zooantropologia didattica nella scuola dell’infanzia del 5° circolo di Benevento
di Tullio Zullo – La Cinta Onlus

Il tropico… dietro la porta
Suggestioni a sorpresa sulle colline beneventante
di Antonio Bertagnoli – CAI Club Alpino Italiano – Sezione di Benevento

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Filosofia verde
Scritto da Ubaldo Nicola
Tratto da Diogene N° 15 Editoriale

Ci sono pensieri inquinanti e pensieri sostenibili? Il profeta della
lotta al riscaldamento globale, _Al Gore, accusa la filosofia
occidentale di aver allevato un uomo narcisista e superbo, che
credendosi signore del mondo scorrazza come un predone provocando
devastazioni ovunque arrivi_. E poi ci mettiamo a parlare di foreste
vergini e luoghi incontaminati, implicitamente rassegnati all’idea che
gli unici luoghi non sfigurati siano quelli dove non abbiamo ancora
messo piede. Aristotele, Bacone, Cartesio, un po’ tutti i padri
spirituali del razionalismo vengono messi sotto processo: l’imputazione
è di averci fatto perdere l’antica saggezza del vivere in armonia con la
natura, per inseguire il delirio di onnipotenza di chi vuole rifare la
Terra a sua immagine e somiglianza.

Atteggiamento riassumibile in un termine: antropocentrismo, un fattore
che inquina le menti predisponendo un terreno fertile per
l’irresponsabilità ambientale, tanto quello che conta è solo l’uomo,
anzi, l’utile più immediato, per non dire il capriccio. Perché non si
inceppi il ciclo depredazione-consumo-rifiuti c’è bisogno di una
mentalità che lo consideri il “normale” modo di soddisfare i nostri
bisogni. (altro…)

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Suggerito, sulla lista di Benevento EcoSolidale, da Nicola Sguera.

Occupati come siamo a cercare di capire in che maniera Luigi Napoleone Berlusconi cercherà di uscire dalla quantità di trappole in cui si è cacciato, se con una qualche forma di colpo di stato o congedandosi educatamente, rischiamo di non vedere la rivoluzione che sta accadendo intorno a noi. Non la vediamo, aggiungo, nemmeno quando vi partecipiamo. E certo «rivoluzione» sembra una parola grossa. Eppure: i capelli lunghi e i pantaloni «a zampa di elefante», insomma i cambiamenti nel modo di vivere dei giovani di metà anni sessanta non furono forse i segnali che qualche grossa valanga sociale stava per cadere? Prendiamo ad esempio l’indagine secondo la quale nell’ultimo periodo un italiano su due [il 53 per cento] ha cambiato le sue abitudini di consumo, visto che «tende ad abbandonare – fa sapere la Coldiretti, che ha commissionato l’inchiesta alla Swg di Trieste – il dettaglio fisso tradizionale per privilegiare i mercati rionali, le bancarelle e soprattutto gli acquisti diretti dai produttori», il che significa «farmers market», cioè i mercati gestiti direttamente dai produttori, e i Gruppi d’acquisto solidale [Gas], forme di commercio e consumo alternativi che hanno avuto nell’ultimo anno un vero e proprio boom. Esplosione che non si spiega solo con la crisi economica, ovvero con la ricerca di prodotti a buon mercato, ma anche e forse soprattutto con l’aspirazione concreta a uno stile di vita che migliori sia il benessere individuale che quello sociale e ambientale.

La «tempesta perfetta», la somma di crisi climatica, economica e democratica, sta producendo i suoi effetti, anche in forma positiva. Così accade che quel che volonterose e intelligenti pattuglie hanno cominciato a fare già da diversi anni, come il commercio equo, l’agricoltura biologica o appunto i gruppi d’acquisto solidali, e che parevano ai più [sinistre in testa] interessanti esperimenti inevitabilmente messi in minoranza dalla monocultura del supermercato e della produzione industriale, sono diventati nel frattempo i pilastri di un fenomeno di massa, di una rivoluzione appunto che sta cambiando profondamente le abitudini, le relazioni tra le persone e lo stesso lavoro dei produttori. Come nel caso di quella rete di Gas milanesi che non si è limitata a comprare prodotti agricoli, ma ha commissionato ad agricoltori piemontesi la coltivazione, su terreni da tempo abbandonati, di quella certa qualità di patate ormai cancellata dalla omologazione forzata: uno tra miriadi di esempi. (altro…)

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